Natale 2013
Sulla strada e sui sentieri dei pastori anche
noi siamo giunti qui stanotte. Passi diversi ci hanno condotto a renderci conto
della “buona” notizia che ha squarciato quella notte e continua a squarciare
tutte le notti del mondo.
Passi diversi, passi della fede e passi della
ricerca, passi di convinzione e passi di tradizione, soprattutto passi del
cuore, qualunque esso sia. In questa notte si muovono persino passi di donne
uomini di altre fedi religiose o non credenti, perché la venuta del Figlio di
Dio è dono offerto a tutta l’umanità. Ognuno viene a cercare qualcosa di vero,
e ci veniamo tutti perché il Natale non è per pochi intimi o per i puri.
Questa singolare presenza divina che nasce a
Betlemme, che per i cristiani è il Salvatore, Cristo Signore, è avvertita e la
vivono, anche se non la sanno riconoscere, tutte le donne e gli uomini di buona
volontà, o meglio tutti, che Dio ama.
Di quell’evento incredibile e inaudito si è come
impregnata l’aria, si è tessuta e imbevuta la storia, a tal punto che non si
può più cancellare o disfare. Ecco perché il Natale è per tutti, tutti lo
celebrano, a loro modo, e ne siamo felici; ed è sorgente di fraternità per
tutti i popoli, dono di pace al mondo intero.Che è poi quello che desidera Dio.
Noi stanotte, siamo qui come i pastori di
Betlemme o come gli angeli del cielo, o come Giuseppe che dà fiducia, o come
Maria, custode silenziosa di tanta grazia. Ognuno di noi è toccato.
Lasciatevi toccare, carissimi, toccare dalla
grazia di Dio che è apparsa, dice Paolo nel suo scritto.
Lasciatevi avvolgere, carissimi, dalla
benevolenza, dalla misericordia, dalla piccolezza di Dio. Perché questa è la
luce che illumina e dà salvezza, quella specifica di cui ognuno ha bisogno e
quella comune che tanto ci è necessaria per vivere nella pace. Non la
grandezza, non la potenza, non la forza, non la bagarre di grandi promesse, ma
la semplicità, la quotidianità, ciò che non apparirà mai nella cronache dei
nostri giornali, la povertà di gesti umili, umanissimi, persino poveri, come le
fasce di un bambino che nasce e viene deposto in una mangiatoia per animali.
Ecco il segno del Natale cristiano: le fasce e
la mangiatoia. Qui Dio si abbassa, Dio sconfina (e a noi non piacciono
gli sconfinamenti, facciamo guerra!), sconfina dal cielo per partecipare e
assumere la fragilità dell’umana carne. Dio si fa piccolo in un bambino,
principe della pace, che chiede di nutrirsi d’affetto unicamente per insediare
tra noi l’amore; Dio in un figlio d’uomo che crescerà insegnando che il mondo
può migliorare solo nella giustizia e nella condivisione. Crescerà rivelando
che siamo tutti figli di Dio, e quando non lo riconosciamo più dimentichiamo anche
di essere fratelli degli altri uomini.
L’amore e la giustizia sono il Natale, sono la
presenza di Dio nella carne dell’uomo. E non possono fare a meno di umiltà, di
povertà, di abbandono di ogni prepotenza che viene dalle cose.
“Nella misura in cui Dio regnerà tra noi la vita
sociale sarà uno spazio di fraternità, di giustizia, di pace, di dignità per
tutti” scrive Papa Francesco (E.G. 180).
Noi, poveri, tanti in questo momento anche nelle
cose, e molti di più nel cuore perché privati o derubati dell’umanità, saremo
beati finché come i pastori sapremo metterci in cammino per accogliere questa
presenza, non lasciandoci scoraggiare dalle nostre distanze, nemmeno dalla
nostra distanza da Dio. Anzi, il Natale cancella ogni distanza. Il
cristianesimo è innanzitutto umanesimo e così dà speranza e riferimento alle
persone semplici. Natale è nuovo inizio di umanità per noi.
Allora, carissimi, “non temete”, dai, non
abbiate paura, “vi annuncio una grande gioia”. E’un invito che prende il
cuore, sempre tentato di incertezza, attraversato dal dubbio: ma sarà poi così
grande questa gioia? Durerà fuori le chiese? Durerà più di una giornata?
Ripiomberà nel grigiore e nel lamento la nostra vita? Diamoci reciprocamente
una spinta, un aiuto fraterno concreto, un incoraggiamento a vincere pigrizia,
lamento e pessimismo. Ma soprattutto, lasciamoci sorprendere, da questo bacio
di Dio che è il Figlio, bacio che egli stampa sulla guancia indurita e nel
cuore ferito del mondo; lasciamoci commuovere, cioè muovere insieme dal sorriso
di Dio che è Gesù e che Maria, stanotte ci ha regalato.
E proprio nel sorriso vicendevole sia il
reciproco dono di Natale.
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