mercoledì 15 aprile 2015

OMELIA


2° Domenica di Pasqua – 12.04.2015

E’ la risurrezione di Tommaso! Così guardo al racconto che fa il vangelo oggi sulla manifestazione del Risorto ai discepoli. E, prima di Tommaso c’è la risurrezione di costoro, la risurrezione della comunità dei suoi amici. Questa comunità, convocata qualche giorno prima dalla confidenza e affetto di Gesù a fare la pasqua, questa comunità che subito di disperde e fugge nel momento della prova, questa comunità che si sbarra in casa  per timore dei Giudei, viene tirata ora fuori da questa tomba di paura, di incertezza, di solitudine. La risurrezione è riprendersi come comunità. Ecco fare Pasqua non è diventare più buoni, ma ritrovarsi, essere, fare comunità attorno al Risorto.
Lì dove ci sono belle esperienze di comunità a partire dalla famiglia, gli amici, il paese, la stessa comunità parrocchiale, lì la risurrezione di Gesù sta lasciando il segno. La comunità  risorge ed è viva non perché è frenetica, fa, moltiplica le proprie corse, ma perché riconosce e accoglie il Risorto, la sua pace, il perdono e la capacità di liberare il mondo dal male.

Se la comunità risorge ed è viva, può aiutare a risorgere anche chi fa più difficoltà, o perché non sempre è presente, o il suo cuore ha bisogno di prove che aiutino a vincere il dubbio, l’indifferenza, la rassegnazione. La difficoltà a credere nella buona notizia del vangelo, il fatto che non pochi, giovani o no, affermano a parole e con scelte che per loro non è più importante Gesù, forse potrebbe derivare che la comunità in cui sono e crescono (famiglia, amici, relazioni sociali, la stessa comunità cristiana) non è sempre fatta di risorti.
Certo la comunità oscilla tra essere ideale (e ne abbiamo un bellissimo tratto nella prima lettura) e l’esser reale - con paure, sospetti, chiusure, dubbi, come erano i discepoli di Gesù prima che si manifestasse loro. C’è un via d’uscita, ed quella di essere “vera” comunità perché riconosciamo e diamo spazio a Gesù, all’amore più forte della morte; vera comunità la cui anima è la misericordia che è avere cuore per le miserie che portano afflizione, e farsi carico di ferite e piaghe. Qui Gesù viene incontro alla singolare miseria o ferita in cui si trovano i suoi amici.
Per noi credenti questa domenica, poi, è dedicata in particolar modo alla singolare presenza del risorto, come Misericordia. Misericordia che rivolge a noi e che a noi consegna e insegna.

E qui veniamo alla risurrezione di Tommaso, la cui “miseria”, la cui chiusura, è diventata proverbiale. Egli è vinto nella sua paura e nella sua incredulità, ritorna alla vita, perché tocca con mano e impara la misericordia di Dio che si è manifesta in Gesù, per noi trafitto e morto in croce per noi. Gesù ha pietà e misericordia di lui e l’aiuta a fare un passo che non riusciva a fare.
Tommaso risorge, arriva a credere, quando mette la mano nelle ferite di Gesù, si rende conto del segno dei chiodi. A quanti di noi, giovani o no, dicono di non credere, si sono allontanati da Gesù, io dico: mettete la mano nelle ferite dei vostri fratelli, rendetevi conto dei chiodi che ancora li crocifiggono, partecipate alle loro miserie (di vario tipo), abbiate il coraggio di “toccare” con la misericordia di cui avete goduto chi porta i segni della sofferenza (una famiglia che si dividi, chi non trova casa, chi non ha lavoro, chi è ammalato e triste, chi patisce solitudine,  chi è depresso, chi  ignora stoltamente il vangelo, chi non vuol più saperne di Gesù…) toccate e arriverete a credere; toccate e dimostrerete che credete!
Gesù dice “beati quelli che non hanno visto e hanno creduto”. Ancor più beati quelli che hanno visto e vedono nelle ferite dei fratelli quelle di Cristo Gesù, quelli che lo riconoscono vivente in loro. Significa che sono diventati misericordia, davvero sono risorti con Lui.

Mettiamo la nostra mano, e il nostro cuore soprattutto, nelle ferite e piaghe dei fratelli, sono essi che ci aprono gli occhi su Gesù, perché avvicinandoci a loro siamo investiti dalla stessa misericordia che usiamo. Questa è Cristo in noi, in noi risorti con Lui. La sua parola ci abita e la sua parola possiamo donare:  “Pace a voi”. Ed è così che siamo “vera” comunità.











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