venerdì 3 aprile 2015

OMELIA


Giovedì Santo – 02.04.2015

E’ la Cena della Pasqua a cui Gesù ci ha invitato, una cena per la liberazione. Non più dagli idoli dell’Egitto e dalla schiavitù di un faraone, ma dal peccato, cioè dal rifiuto dell’amore stesso e dalla morte. A questa Cena  il nuovo Mosè, il Figlio di Dio, fatto carne in Gesù, si consegna a noi, al mondo. Offre l’amore che solo libera, il suo corpo che sarà “spezzato”, il suo sangue che sarà versato per questa vittoria.

1 - Offrire amore è proprio di Gesù, del Maestro e Signore. Ed è innanzitutto farsi servo, servire, abbassandosi a lavare il piedi degli amici, com’egli aveva tenuto a precisare poco prima. Loro amici suoi, Lui loro servo. Offrire amore è ritenere gli altri meritevoli delle nostre attenzioni, considerare gli altri  più di noi, riconoscere a loro ogni gesto che li faccia sentire amati.
Io non voglio altro maestro e signore se non Gesù, che il Padre ha mandato. Mi confonde e commuove con questa sua delicatezza ferma, con questo coinvolgimento in quello che Egli è, il Dio che serve.

2 - Offrire amore è essere uniti e condividere una storia, un cammino che sa di coraggio, per ciò che ci chiede di lasciare, e di fiducia verso passi non conosciuti.
In quella cena che si sta svolgendo con i suoi amici Gesù offre amore, facendo memoria insieme, di una storia che si va realizzando sempre di più, una storia dove Dio cammina con il suo popolo e attraverso di esso con l’umanità intera; un storia che condurrà alla terra promessa; terra promessa che è Gesù.

Offrire amore è partecipare alla stessa storia e non prendere strade diverse, uno da una parte e l’altro dall’altra. E’ essere dentro alle fatiche di tutti i fratelli, portare in esse un segno speranza perché Dio cammina con noi. E qui permettetemi la confidenza che questa sera mi suggerisce. E che la parola di Papa Francesco incoraggia. Queste le sue parole stamattina:

“Per noi sacerdoti le storie della nostra gente non sono un notiziario: noi conosciamo la nostra gente, possiamo indovinare ciò che sta passando nel loro cuore; e il nostro, nel patire con loro, ci si va sfilacciando, ci si divide in mille pezzetti, ed è commosso e sembra perfino mangiato dalla gente: prendete, mangiate. Questa è la parola che sussurra costantemente il sacerdote di Gesù quando si sta prendendo cura del suo popolo fedele: prendete e mangiate, prendete e bevete… E così la nostra vita sacerdotale si va donando nel servizio, nella vicinanza al Popolo fedele di Dio… che sempre, sempre stanca.
E questa stanchezza è buona, è una stanchezza sana. E’ la stanchezza del sacerdote con l’odore delle pecore…, ma con il sorriso di papà che contempla i suoi figli o i suoi nipotini.
Il mio riposo? E’ nella gratuità e nell’affetto che mi dà il popolo fedele di Dio!”

3 - Offrire amore è mettere in conto che tutto questo servire, dare corpo e sangue, lavare i piedi ai fratelli, condividere e farsi partecipi del loro cammino, può essere non compreso e persino contestato, proprio come ha fatto Pietro nei confronti di Gesù; potrà anche avere in cambio il tradimento, come fece Giuda. Offrire amore non significa ricevere apprezzamenti o riconoscimenti, ma essere oggetto di perplessità e sospetti.
Mi è caro Gesù che accetta di correre questo rischio con un gesto che compie. Non solo lo fa lui,  ma anche osa insegnarlo e consegnarlo ai suoi amici, non sapendo se ne terranno conto o se lo butteranno prima o poi. “Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.”

Sì, a Gesù sono particolarmente grato per questo esempio. A lui, anch’io consegno tutto della mia vita, lascio nelle sue mani i piedi, il mio capo, il mio cuore, la mia salute, e, se sarà, un domani la mia malattia. Come offro ancora il ministero sacerdotale con cui sono in mezzo a voi ormai da non pochi anni.
Con voi cammino e partecipo ad una storia comune, familiare, fatta di avvenimenti lieti e tristi, una via che amo, come amo voi. Gesù rimane il mio maestro e signore nel farmi vostro servo. Quanto vi posso avere consegnato in amore in questo tempo, vi ringrazio di averlo accolto e perfezionato con vostri buoni esempi. E mentre ora mi appresto a compiere il gesto di Gesù su un gruppo di nostri giovani, ai quali in rappresentanza dei loro coetanei va tutto l’affetto, la fiducia, lo sprone nostro, pregate per me perché non cessi di offrire sino alla fine l’amore di cui sono stato da Dio, e da voi, colmato. Amen.







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