giovedì 30 aprile 2015

OMELIA


4° Domenica di Pasqua –26-04.2015

Chi è Gesù il Risorto? Chi sono io, risorto con lui?
La parola di Dio, in questa quarta domenica del tempo pasquale, ci dà un’immagine che ci sembra un po’ fuori del tempo, ma assai significativa e comprensibile quando Gesù l’ha accostata alla sua stessa persona: “io sono il pastore, buono, il pastore bello”.
Gli uditori di Gesù riconoscevano Dio come il proprio pastore, colui che si prendeva cura con particolare affetto e premura,addirittura potenza del suo popolo. Gesù, il Figlio di Dio, incarna la sua presenza tra loro e tra noi.

Chi è il “pastore”? Quali sono le sue prerogative, le sue caratteristiche? Quale amore manifesta?
Due tratti emergono dalla Parola ascoltata dalle labbra di Gesù, due tratti che uniti tra loro determinano proprio l’amore ( un po’ come dire l’idrogeno e l’ossigeno, solo insieme danno l’acqua!).

Gesù il Pastore, il Risorto, la pietra d’angolo cioè fondamentale per la costruzione (dice l’apostolo Pietro) mette insieme fortezza e tenerezza. L’amore non può essere privo di uno di questi due elementi. Se fosse solo fortezza, rischia la durezza aspra; se fosse solo tenerezza, rischia la debolezza poco utile. Il primo fa fuggire, toglie la confidenza, e il secondo non difende, non provvede bene, non salva.

Gesù è fortezza! Quanti “lupi” ci assalgono, mentalità di morte che ci assediano, ci rapiscono e ci disperdono! Quanti “mercenari” si fanno avanti, imbonitori, fasulli difensori che mirano al proprio interesse, e non importa nulla di noi. S’impossessano della nostra esistenza, ci tolgono la libertà, a proprio vantaggio.

Allora Gesù è fortezza, se ci consegniamo a lui, se restiamo nelle sue mani siamo al sicuro; al sicuro è quanto ci è caro, il desiderio della felicità, il conoscerla questa felicità, e poi la famiglia, le relazioni più belle, i progetti legittimi sono custoditi bene. Egli è la fortezza nello smascherare i mercenari, la fortezza nell’intravedere anche da lontano le aggressioni al patrimonio di valori dell’umanità. Se lo lasciamo per seguire altri  che “pastori” non sono, finiamo male.

Gesù è tenerezza. Quanto bisogno di essere conosciuti, chiamati per nome, di essere importanti per qualcuno; di poter contare su qualcuno che per noi è disposto a dare la vita; qualcuno la cui voce ci è cara, e che mai c’infastidisce anche quando ci sembra sia troppo presente; qualcuno che ci guida a libertà, che ci fa crescere. Gesù è costui. “In nessun altro c’è salvezza!”.

Questo amore fatto di tenerezza e di fortezza è l’amore che vogliamo sia tra noi, nella nostra casa, nella famiglia, nelle relazioni. Non può essere diversamente, e diventiamo “pastori” gli uni degli altri.
Non è facile miscelare in giusta dose le due caratteristiche, e solamente rimanendo con Gesù, può avvenire. La fiducia in lui, la frequentazione di lui, l’ascolto della sua voce e della sua parola ci costituiscono “pastori” nelle responsabilità che ci sono affidate in mezzo ai nostri fratelli.Un servizio che non ci toglie la pace e la gioia  di volere per loro il bene.





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