Venerdì Santo – 03.04.2015
Gesù, tu l’avevi detto: “nessuno ha un amore più
grande di colui che dà la vita per gli amici”. Ora lo confermi. Ma che
razza di amici siamo, a quali amici apparteniamo, per i quali tu accetti di
morire? L’ha bene compreso Paolo che di te e di noi ha scritto: “Ci può
essere chi ha il coraggio di morire per una persona da bene; ma Dio dimostra il
suo amore per noi perché, mentre noi eravamo peccatori, Gesù è morto per noi”.
Begli amici che siamo! Fidati discepoli che ancora fuggono, ancora ti
tradiscono, negano di conoscerti e di testimoniarti. Abbi pietà di noi, Gesù!
Tu, Gesù, sei innalzato su di una croce davanti a noi. Su
di te è il nostro sguardo, a te si volge il nostro cuore. Siamo confusi. In noi
c’è amarezza, c’è pentimento, forse commozione; ma c’è anche quasi la ricerca
di scusanti, di attenuanti: troppo difficile essere con te sulla tua via,
prendere la croce, seguire il tuo esempio, quello di offrire amore, cioè
servire, essere solidali, accettare di non essere compresi, come ci hai
mostrato ieri sera alla Cena. Meglio un’altra via. Ma la croce si presenta
comunque nella nostra esistenza; sarà maledizione se rifiutiamo l’amore,
l’amore tuo e del Padre, sarà benedizione se diventa luogo di amore come l’hai
trasformata tu condividendola con i fratelli tuoi, crocifissi al tuo fianco.
Gesù,
tu sei morto d’amore, perché la tua vita tra noi è stata piena d’amore.
Non sei morto per lo strazio a cui sei
stato sottoposto, la tortura, le lacerazioni, i chiodi.
E morire d’amore è morire per amore,
cercando il bene, la felicità, la vita bella, di chi ci è caro o cara, di
coloro che diciamo di amare, in casa, in famiglia, ovunque. E’ dare fondo
totalmente ad ogni risorsa per loro.
Nessun interesse hai tu, Gesù, per te stesso. Solamente condividi la passione
del Padre per riunire i dispersi suoi figli. Anche i più lontani, come i
ladroni accanto a te (“oggi sarai con me in paradiso”) ai quali ti fai
vicino e che vuoi vicino. Insegnaci a vivere e a morire per amore nelle nostre
famiglie e a fare delle croci, dai nomi più vari, occasioni di un amore ancor
più esteso. Insieme a tanti uomini e donne, veri martiri che nel mondo offrono
la loro vita per te fino al sangue. Che anche noi, quando sarà la fine
dell’esistenza, possiamo dire: “ho fatto tutto quello che potevo, ho donato
tutto quello che potevo. E’ compiuto”. Per amore.
Morire d’amore è morire con amore. Il
lamento, la paura, la ritrosia, non si possono nascondere. Anche tu l’hai
provate. Quello che invece ci insegni è che nella prova, sulla croce, non ci
può essere spazio per rabbia, la ritorsione, per la vendetta. In te, Gesù,
nessun rancore verso chi ti uccide, ti deride, ti abbandona, e fugge. Muori
solo. Con amore. Le tue parole ultime sono parole di perdono, parole che mirano
a scusare chi ti sta rifiutando in quel modo (“Padre perdona loro perché non
sanno quello che fanno!”). Muori solo, così tu scegli di morire “povero”.
Sei tentato persino dall’abbandono del Padre, e la sola presenza, che non
sappiamo se sia più di conforto o acuisca ancora più la tua sofferenza, è
quella della Madre e di Giovanni. Sei solo con i crocifissi di questo mondo,
poveri, rifiutati, condannati.Muori con il perdono nel cuore e sulla labbra.
Ma, noi stasera, Gesù, vorremo dirti che non ti lasciamo, solo non lo sei, come
non lo siamo noi. Insegnaci il perdono!
Morire d’amore è morire nell’amore. Immerso
nel dolore e nell’amore, Gesù, in un sussulto di abbandono sai che puoi contare
sul Padre: “Nelle tue mani consegno
il mio spirito”. Nel momento della massima prova ti lasci andare, ti
immergi nell’amore da cui provieni, nell’amore che ti ha consacrato per la
missione in mezzo agli uomini. E’ un morire non costretto, che tocca, ma che
vivi con libertà; un morire innocente.
“Nessuno mi toglie la vita-
avevi detto - sono io che la offro”. Insegnaci a vivere e a morire con questa libertà che trasforma
ogni passo difficile in un’opportunità di amore, germoglio di speranza, che
rende migliore il mondo.
Gesù, ora osiamo avvicinarci a te, con un gesto di
confidenza e tenerezza che a te non ridà vita. La ridarà la potenza dello
Spirito, il soccorso del Padre tuo. Ma fa bene a noi. Non siamo egoisti, né
vogliamo essere poco veri. Tu sai scorgervi la nostra povera fede assistiti da
Maria, la Madre tua e nostra. Siamo solo bisognosi di pietà e misericordia,
Gesù, di guarigione e di conforto, di imparare da te a vivere e a morire
d’amore. Amen.
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