sabato 4 aprile 2015

OMELIA


Venerdì Santo – 03.04.2015

Gesù, tu l’avevi detto: “nessuno ha un amore più grande di colui che dà la vita per gli amici”. Ora lo confermi. Ma che razza di amici siamo, a quali amici apparteniamo, per i quali tu accetti di morire? L’ha bene compreso Paolo che di te e di noi ha scritto: “Ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona da bene; ma Dio dimostra il suo amore per noi perché, mentre noi eravamo peccatori, Gesù è morto per noi”. Begli amici che siamo! Fidati discepoli che ancora fuggono, ancora ti tradiscono, negano di conoscerti e di testimoniarti. Abbi pietà di noi, Gesù!

Tu, Gesù, sei innalzato su di una croce davanti a noi. Su di te è il nostro sguardo, a te si volge il nostro cuore. Siamo confusi. In noi c’è amarezza, c’è pentimento, forse commozione; ma c’è anche quasi la ricerca di scusanti, di attenuanti: troppo difficile essere con te sulla tua via, prendere la croce, seguire il tuo esempio, quello di offrire amore, cioè servire, essere solidali, accettare di non essere compresi, come ci hai mostrato ieri sera alla Cena. Meglio un’altra via. Ma la croce si presenta comunque nella nostra esistenza; sarà maledizione se rifiutiamo l’amore, l’amore tuo e del Padre, sarà benedizione se diventa luogo di amore come l’hai trasformata tu condividendola con i fratelli tuoi, crocifissi al tuo fianco.

Gesù, tu sei morto d’amore, perché la tua vita tra noi è stata piena d’amore. Non sei morto per lo strazio a cui  sei stato sottoposto, la tortura, le lacerazioni, i chiodi.
E morire d’amore è morire per amore, cercando il bene, la felicità, la vita bella, di chi ci è caro o cara, di coloro che diciamo di amare, in casa, in famiglia, ovunque. E’ dare fondo totalmente  ad ogni risorsa per loro. Nessun interesse hai tu, Gesù, per te stesso. Solamente condividi la passione del Padre per riunire i dispersi suoi figli. Anche i più lontani, come i ladroni accanto a te (“oggi sarai con me in paradiso”) ai quali ti fai vicino e che vuoi vicino. Insegnaci a vivere e a morire per amore nelle nostre famiglie e a fare delle croci, dai nomi più vari, occasioni di un amore ancor più esteso. Insieme a tanti uomini e donne, veri martiri che nel mondo offrono la loro vita per te fino al sangue. Che anche noi, quando sarà la fine dell’esistenza, possiamo dire: “ho fatto tutto quello che potevo, ho donato tutto quello che potevo. E’ compiuto”. Per amore.

Morire d’amore è morire con amore. Il lamento, la paura, la ritrosia, non si possono nascondere. Anche tu l’hai provate. Quello che invece ci insegni è che nella prova, sulla croce, non ci può essere spazio per rabbia, la ritorsione, per la vendetta. In te, Gesù, nessun rancore verso chi ti uccide, ti deride, ti abbandona, e fugge. Muori solo. Con amore. Le tue parole ultime sono parole di perdono, parole che mirano a scusare chi ti sta rifiutando in quel modo (“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno!”). Muori solo, così tu scegli di morire “povero”. Sei tentato persino dall’abbandono del Padre, e la sola presenza, che non sappiamo se sia più di conforto o acuisca ancora più la tua sofferenza, è quella della Madre e di Giovanni. Sei solo con i crocifissi di questo mondo, poveri, rifiutati, condannati.Muori con il perdono nel cuore e sulla labbra. Ma, noi stasera, Gesù, vorremo dirti che non ti lasciamo, solo non lo sei, come non lo siamo noi. Insegnaci il perdono!

Morire d’amore è morire nell’amore. Immerso nel dolore e nell’amore, Gesù, in un sussulto di abbandono sai che puoi contare sul Padre:  “Nelle tue mani consegno il mio spirito”. Nel momento della massima prova ti lasci andare, ti immergi nell’amore da cui provieni, nell’amore che ti ha consacrato per la missione in mezzo agli uomini. E’ un morire non costretto, che tocca, ma che vivi con libertà; un morire innocente.  Nessuno mi toglie la vita-  avevi detto - sono io che la offro”. Insegnaci a vivere e  a morire con questa libertà che trasforma ogni passo difficile in un’opportunità di amore, germoglio di speranza, che rende migliore il mondo.

Gesù, ora osiamo avvicinarci a te, con un gesto di confidenza e tenerezza che a te non ridà vita. La ridarà la potenza dello Spirito, il soccorso del Padre tuo. Ma fa bene a noi. Non siamo egoisti, né vogliamo essere poco veri. Tu sai scorgervi la nostra povera fede assistiti da Maria, la Madre tua e nostra. Siamo solo bisognosi di pietà e misericordia, Gesù, di guarigione e di conforto, di imparare da te a vivere e a morire d’amore. Amen.










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