sabato 4 febbraio 2012

 FRAMMENTI di VITA

" ADORAZIONE "


(confidenziale a tutte le persone che mi sono care!)


Carissime/i,
                   ho preso carta e penna e vi sto scrivendo guardando a Gesù Eucaristia, qui nella cappellina attigua, mentre fuori la neve, soffice, ha cominciato ad imbiancare la terra che tanto mi è familiare. La persona che era venuta a condividere questa sosta di silenzio e preghiera se n’è tornata a casa, anche su mio invito perché preoccupato per la condizione della strada. Ma ella è qui in spirito e amore, come so che lo siete voi, miei cari. Sono certo che non mancate di parlare di me a Gesù, proprio come hanno fatto i suoi amici a proposito della suocera di Simone che era a letto ammalata quando lui è entrato in quella casa. Lo narra il vangelo di questa domenica: Marco 1,29-30.


Anch’io sono in quel frammento di vangelo, perché nella mia casa è entrato Gesù, ha portato il Regno del Padre suo, regno d’amore, di bontà, di pace. Nell’ “adorazione”, cioè nella confidenza più bella e stretta con lui presente nel pane eucaristico, che è tale anche per le mie mani sacerdotali, rivivo l’incontro che avviene presso il giaciglio della donna ammalata.


“Adorazione” è Gesù che si china su di me prima che io possa inchinarmi davanti a lui. Anzi, egli non desidera inchini da parte mia, ma solamente un abbraccio; desidera che io mi lasci guardare abbracciare da lui che mi si fa vicino, familiare, intimo, in modo così nascosto e umile come è un pezzo di pane; lui che non ha bisogno che io gli rivolga suppliche o preghiere. Gli basta vedermi e ascoltare gli altri, voi, che gli parlate di me con l’affetto e la preoccupazione tenera che avete verso la mia persona.


“Adorazione” è bella familiarità per cui Gesù e io ci incontriamo, ci guardiamo negli occhi e nel cuore, senza parlare. Egli conosce i miei pensieri, le mie fantasie, e distrazioni, e non sono queste che lo allontanano; neanche il cattivo umore a cui a volte acciacchi di vario genere, spirituali o pastorali, mi inducono.


“Adorazione” è stare davanti a lui “disteso” nella mia febbre, paralizzato dalla malattia che neppure io so chiamare con il nome giusto e che sfugge ad ogni diagnosi. Ancor di più sconosciuta è la terapia. Ma sono contento, stupito, meravigliato di questa vicinanza o “adorazione” di cui lui mi onora.


E non è inutile, pro forma, ma efficace, perché mi solleva, mi rialza dalla mia prostrazione, dalla condizione di debolezza e rassegnazione che avverto nelle mie membra e nelle mie corse o attività nelle quali mi prodigo.


Sento, credo che Egli mi vuol bene. E’ la mia fede. Credo che Gesù è innamorato di me e mi vuole in piedi; una vita da risorto mi dona. Perché vuole aver bisogno del mio servizio, vuole che io riabbia tutta la mia dignità di persona  che ama e per questo serve la felicità dei fratelli.




Di tanto in tanto alzo gli occhi da queste righe che scrivo con semplicità e senza pudore perché mi sono date come dono che voglio condividere con voi come avviene con le persone più care. Fisso gli occhi con stupore e riconoscenza su Gesù Eucaristia, e avverto che anche le forze del mio cuore si rialzano, riprendono vigore, sono confermate e benedette. Gesù non mi tiene chino, mi chiama accanto a sé, nella mia casa, o meglio nella sua casa dal momento che ora il Regno è venuto ad abitarla. Sono io l’ospite e Lui il mio Signore!

Mi prende per mano! Ecco il cuore dell’ “adorazione”, della confidenza, dell’intimità dell’amicizia e della preghiera! Gesù mi prende per mano come lo sposo la sposa, come il padre il figlio, come l’amico colui che gli è caro, mi trae a sé, mi comunica la sua vita; mi unisce a sé e nello stesso tempo si appoggia a me. Mi offre “adorazione” e cerca “adorazione”.


Carissime/i, mentre mi rialzo, il mio pensiero, il mio sguardo, la mia preghiera, sono anche per voi, perché anche voi vi rialziate e non abbiate a temere nessuna febbre, nessuna malattia del corpo o dello spirito. La mia mano è in quella di Gesù, l’altra e per voi. Una mano a Gesù, e una mano a voi, per godere della vostra amicizia e aiuto, ma pure con il desiderio di trasmettervi un po’ della forza e dell’amore che lui mi dà.


Sto per concludere questa mia sosta davanti a Gesù Eucaristia, ma lui stesso starà presso di me tutta la notte, come sempre fa. Continuerà la sua vicinanza e la sua mano non mi lascerà. Né lascerà voi! 

Un segno?
La neve che aveva cominciato scendere ha steso un leggero manto bianco. Le strade rimangono un po’ infide. Ma ecco…due persone entrano nella cappellina e mi chiedono di fermarsi un po’ con Gesù e con me…La mano del Signore non si è fatta per nulla corta; si è prolungata nella vicinanza, nella preghiera di chi non teme né febbre né neve. L’amore, l’ “adorazione”, scioglie la seconda e vince la prima.


Vi auguro una notte serena nella mano di Dio e dei vostri cari.

Don Francesco


 

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