CONCERTO MATTUTINO
Non accendo la luce,
mille mi attraggono,
contemplo nella valle e nella pianura,
punteggiano degli uomini
la dimora che speran sicura.
Tengo aperta la finestra,
spalancato il cuore
ad accogliere e contare l’arrivo delle ore.
L’aria è fredda, risveglia la sua carezza cara,
prima nota sulla via musica non amara
S’accordano gli strumenti nel preludio dolce,
poi le corse degli uomini faran fin troppo veloce.
Il silenzio è suono maestro,
ancora invade
prima degli affanni e le auto sulle strade.
La neve ghiacciata sotto il peso geme,
i passi che vanno saranno pieni di speme?
Canto di galli si prolunga in simpatica eco,
non sto più alla finestra, io esco.
Chi vicino, chi lontano, chi robusto e forte,
“aprite alla vita cuore e porte”.
Si rincorrono, si richiamano, si rimbeccano,
è vivace, stridulo, convinto l’annuncio loro
“dai, muovetevi, c’è qualcosa più dell’oro”.
Il cielo è fatto grigio non più oscuro,
chiudono gli occhi delle case,
l’impegno si fa duro.
Si spengono lenti i canti lontani,
i rumori, i dolori, gli amori riempiono gli anni.
Timido latrato, timido, osa sostituirsi,
il gallo ultimo non vuole proprio assopirsi.
Tra poco voci di bimbi si uniranno
al coro sì strano ma non stolto,
riempiranno le note della vita
che preziosa e bella hanno accolto.
Mi ritraggo infreddolito, dopo resistenza intera,
sorrido, benedico, anche il the caldo,
e al concerto mattutino dono la mia preghiera.
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