OMELIA
5° Domenica B – 05.02.2012
- Marco 1,29-39
“Il Regno di Dio è vicino!” Così aveva cominciato la sua predicazione Gesù. Ma quanto è vicino? “Dio è vicino!” Ma dove? Ecco la bella rivelazione che il vangelo di oggi ci dà: nella casa! Sì, nella casa dove abitiamo, nel luogo ordinario, quotidiano, feriale della nostra esistenza. La casa: nido di affetti e groviglio di pensieri, laboratorio di progetti, ambulatorio per ferite, custodia della vita; luogo dove anche le gelate della stessa, inevitabili, non solo quelle legate al tempo di questi giorni, quali la malattia e la sofferenza non fanno male, non impediscono l’ospitalità gioiosa e persino il servizio. Il luogo più solito e scontato da dove si fugge tutte le mattine è luogo di grande vicinanza.
Certo può essere testimone di qualche screzio, arrabbiatura, scoraggiamento, rivelarsi luogo di febbre, di dolore, di pianto, ma se guardiamo con stupore e con il cuore di Gesù la casa, la nostra casa, come quella di Pietro e di Andrea, è luogo di grazia, dove il regno di Dio, dove Dio si manifesta nella bontà di Gesù.
Il vangelo di oggi ci apre gli occhi perché possiamo accorgerci che prima che noi andiamo da Dio, è Lui che ci visita e ci guarisce nella nostra quotidianità.
Come Dio entra e si fa presente nella nostra casa?
Il Signore entra nella nostra casa o famiglia perché non ha paura di contrarre le nostre miserie, non teme di sforare o sfidare le convenienze. Gesù va casa di Simone dove c’è una persona ammalata, una donna, in giorno di sabato. Cosa inaudita per le prescrizioni della legge! Tanto meno può avvicinarsi e toccarla come avviene. Eppure Dio è così, partecipe della nostra umanità e Gesù non teme di infrangere quella regola, quella legge dettata da uomini per il bene di una persona. Egli sa bene quale febbre paralizza le nostre famiglia, costringe a non vivere, mette in pericolo la loro salute e serenità. Forse noi che ne siamo in parte colpiti, o ne sono colpiti i nostri cari, non sappiamo che cosa abbiamo, se non che facciamo fatica ad andare avanti, siamo preda di malessere tristezza, ci sentiamo morire, incapaci o stanchi di voler bene e servire.
La suocera di Simone era a letto con la febbre e Gesù “si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano”. Ecco qui cosa e come Egli fa a mostrare Dio e come possiamo farlo noi che lo accompagniamo o lo accogliamo nella nostra casa?
La vicinanza che non è restare sulle proprie posizioni, non voler nulla a che fare, ma lasciarsi coinvolgere anche se questo può sembrare poco conveniente o recare qualche malinteso; una vicinanza che diventa condivisione, partecipazione a quanto ferisce gli altri e impedisce loro di gustare la vita, con uno stile di tenerezza e di affetto che il gesto di Gesù insegna.
“Prendere per mano”, senza parole, è più eloquente di mille discorsi, ed è efficace per far bel bene, per rialzare chi è abbattuto qualunque sia le febbre che lo affligge. Un afferrare la mano di chi è provato non semplicemente per commiserarlo, anche se una carezza sincera è già un grande gesto, ma per dare forza, per comunicare quella che c’è in noi la nostra vita. Proprio come ha fatto Gesù: in lui era la vita e l’ha comunicata con tutta la sua forza alla donna. Questa ha ritrovato energia, ma soprattutto dignità di padrona di casa.
“Sollevare, rimettere in piedi”: questo è il regno di Dio che si manifesta nella casa, nella famiglia, ed è un gesto che tutti siamo chiamati a donarci reciprocamente. Il primo luogo dove il vangelo si manifesta è la nostra casa! Lì viene Gesù, lì siamo noi. Rimessi in piedi, sollevati da questa vicinanza possiamo andare in piazza con Gesù, come racconta ancora il vangelo, cioè aprirci alla vita fuori e continuare a fare il bene che ci ha guarito e stupito.
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