mercoledì 1 febbraio 2012

SOFFICE


Cielo grigio, triste, schiaffo gelido di vento freddo,
non nasconde quel che il cuore accende,

il caldo abbraccio che soffice scende.

Soffice volteggia in danza la neve dalla sua altezza,
dona meraviglia pace rimirar di ogni cosa la bellezza
silenziosa, calma, umile, innocente,
che la via del mondo fa più umana e attraente.


Bello il paesino con la bianca coltre,
chi vi transita non può e non vuole passare oltre,
su questa umanità s’adagia soffice
una carezza, unica, lieve, anche solo quanto un pollice.


Sufficiente, minuta o consistente, intensa e leggera,
si lascia condurre docile qua e là sulla terra
come se a vento d’amore soffice si concede in abbandono
a coprire, sanare, rendere feconda ogni ferita con il perdono.


“Sotto la neve pane”, ci dicevano a noi piccoli,

ancora oggi a calcare tale manto non si è ridicoli,
poiché soffice diventa il passo che torna di bambini gioiosi
e nell’inverno freddo, anche della vita, mai noiosi.


Su terreno aspro, suolo duro, non temono i candidi fiocchi posare,
s’accontentano umili e silenziosi la crosta accarezzare.
Vi è l’attesa e la speranza, anch’essa soffice, senza rumore,
di penetrare, riscaldare, fecondare ogni cuore.


Scioglie pure e non resiste a chi a tale dono oppone frontiera,
non conosce violenza, fretta, viene dal cielo carità sincera,
rispetta libertà e non si esaurisce in abbondanza,
con la fiducia che, un giorno, l’uomo parteciperà alla danza.
Soffice grazia!




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