6° Domenica B – 12.02.2012
- Marco 1,4-45
Ogni domenica prendiamo in mano il vangelo, lo leggiamo, lo ascoltiamo, lo mettiamo nel cuore, incontriamo Gesù per conoscerlo sempre di più. E per conoscere Dio che è il Padre suo; per conoscere anche noi stessi che di dio siamo parenti, suoi figli. In questa conoscenza non c’è la teoria della vita, c’è la vita stessa, la sua salvezza, bellezza o pienezza, come si voglia dire.
Cosa conosciamo oggi di Gesù, di Dio e di noi, dall’incontro che il vangelo ci narra?
1. Gesù è un uomo di buon cuore. A lui ci si rivolge dicendo: "se vuoi", espressione con cui ci si affida alla sua sensibilità e bontà. Ci si consegna, nella nostra povertà e miseria, confidando che lui possa fare qualcosa di buono per noi. Dire ad una persona “se vuoi” significa manifestare umiltà e porre fiducia in lei, condizioni necessarie per promuovere il bene. Gesù tende una mano per guarire il lebbroso, ma questi tende a sua volta la propria mano forse monca della dita in quella supplica “ se vuoi”. Così ci rivolgiamo anche a Dio nella nostra preghiera quando diciamo “sia fatta la tua volontà”. E per quanto sta a Lui questa volontà di bene non ci è mai negata.
Così vorremmo essere gli uni per gli altri: persone di buon cuore sulle quali gli altri possono contare, e alle quali gli altri affidano le loro fragilità e miserie, speranze e desideri. Non temono di rivolgerci a noi, ma sono gli incoraggiati dalla bontà che traspare dalla nostra persona. Essere persone di buon cuore che gli altri non hanno paura di avvicinare.Se uno mi comanda di far qualcosa forse resisto, ma se chiama con sincerità in causa il mio buon cuore non posso resistergli.
2. Gesù mostra un cuore determinato nel volere il bene della persona, la sua guarigione nel caso del lebbroso. Ma quale guarigione? Non solamente quella del corpo e nemmeno quella dall’emarginazione sociale a cui la malattia lo condannava. C’era un male più profondo in quell’uomo, conseguenza della mentalità del tempo, e cioè davvero si considerava un rottame, un fallito, uno colpevole senza saper di cosa per trovarsi in quella situazione, non aveva stima di sé, non si voleva più bene. Gesù possiede un cuore che non può tollerare che un uomo viva questa condizione, s’inganni così, non può accettare il male, accettare che quell’uomo abbia ribrezzo di sé e allora non solo si commuove, non solo prova compassione, ma anche rabbia e determinazione. “Lo voglio, sii purificato. Rialzati, riprendi la stima di te, di chi sei amato da Dio,e io te lo dimostro.” Sì, anche Dio è determinato a non lasciarci nel male, lo riconosciamo nella preghiera, “liberaci dal male”. E pure noi vogliamo esserlo, capaci di commozione e compassione, ma anche di santa indignazione e azione, con un cuore che non può accettare di vedere soffrire una persona, che non può e non vuole lasciarla in balia della sua miseria o depressione. Un cuore che ci porta a fare il bene e togliere di mezzo il male.
3. Un cuore così ha le sue conseguenze anche per noi, come per Gesù. Egli, paradossalmente, prende il posto del lebbroso. Questi era condannato a vivere fuori di città e villaggi, lontano dalla gente,era un emarginato a causa della malattia. Gesù diventa un emarginato a causa dell’amore che profonde, certo un emarginato che viene da tutti cercato, annota il vangelo, ma questo gli crea dei guai e una esistenza non facile. Egli possiede un cuore che lo porta a conoscere, a vivere in un certo senso, la condizione di chi vuole aiutare. Dio ha mostra questo cuore appunto prendendo posto tra gli uomini proprio con Gesù. Anche noi dobbiamo sapere che se abbiamo, quali discepoli e imitatori di Gesù, buon cuore come Lui e come il suo determinato, possiamo trovarci nella situazione di non avere più vita tranquilla, di non avere più pace, ma di dare vita e di dare pace. Forse questo è vangelo, questo è amore!
1. Gesù è un uomo di buon cuore. A lui ci si rivolge dicendo: "se vuoi", espressione con cui ci si affida alla sua sensibilità e bontà. Ci si consegna, nella nostra povertà e miseria, confidando che lui possa fare qualcosa di buono per noi. Dire ad una persona “se vuoi” significa manifestare umiltà e porre fiducia in lei, condizioni necessarie per promuovere il bene. Gesù tende una mano per guarire il lebbroso, ma questi tende a sua volta la propria mano forse monca della dita in quella supplica “ se vuoi”. Così ci rivolgiamo anche a Dio nella nostra preghiera quando diciamo “sia fatta la tua volontà”. E per quanto sta a Lui questa volontà di bene non ci è mai negata.
Così vorremmo essere gli uni per gli altri: persone di buon cuore sulle quali gli altri possono contare, e alle quali gli altri affidano le loro fragilità e miserie, speranze e desideri. Non temono di rivolgerci a noi, ma sono gli incoraggiati dalla bontà che traspare dalla nostra persona. Essere persone di buon cuore che gli altri non hanno paura di avvicinare.Se uno mi comanda di far qualcosa forse resisto, ma se chiama con sincerità in causa il mio buon cuore non posso resistergli.
2. Gesù mostra un cuore determinato nel volere il bene della persona, la sua guarigione nel caso del lebbroso. Ma quale guarigione? Non solamente quella del corpo e nemmeno quella dall’emarginazione sociale a cui la malattia lo condannava. C’era un male più profondo in quell’uomo, conseguenza della mentalità del tempo, e cioè davvero si considerava un rottame, un fallito, uno colpevole senza saper di cosa per trovarsi in quella situazione, non aveva stima di sé, non si voleva più bene. Gesù possiede un cuore che non può tollerare che un uomo viva questa condizione, s’inganni così, non può accettare il male, accettare che quell’uomo abbia ribrezzo di sé e allora non solo si commuove, non solo prova compassione, ma anche rabbia e determinazione. “Lo voglio, sii purificato. Rialzati, riprendi la stima di te, di chi sei amato da Dio,e io te lo dimostro.” Sì, anche Dio è determinato a non lasciarci nel male, lo riconosciamo nella preghiera, “liberaci dal male”. E pure noi vogliamo esserlo, capaci di commozione e compassione, ma anche di santa indignazione e azione, con un cuore che non può accettare di vedere soffrire una persona, che non può e non vuole lasciarla in balia della sua miseria o depressione. Un cuore che ci porta a fare il bene e togliere di mezzo il male.
3. Un cuore così ha le sue conseguenze anche per noi, come per Gesù. Egli, paradossalmente, prende il posto del lebbroso. Questi era condannato a vivere fuori di città e villaggi, lontano dalla gente,era un emarginato a causa della malattia. Gesù diventa un emarginato a causa dell’amore che profonde, certo un emarginato che viene da tutti cercato, annota il vangelo, ma questo gli crea dei guai e una esistenza non facile. Egli possiede un cuore che lo porta a conoscere, a vivere in un certo senso, la condizione di chi vuole aiutare. Dio ha mostra questo cuore appunto prendendo posto tra gli uomini proprio con Gesù. Anche noi dobbiamo sapere che se abbiamo, quali discepoli e imitatori di Gesù, buon cuore come Lui e come il suo determinato, possiamo trovarci nella situazione di non avere più vita tranquilla, di non avere più pace, ma di dare vita e di dare pace. Forse questo è vangelo, questo è amore!
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