domenica 2 settembre 2012

OMELIA


22° Domenica B – 02.09.2012

- Deuteronomio 4,1-2.6-8
- Giacomo 1,18-27
- Marco 7,1-8.14-15.21-23


Dopo la temperatura di fuoco, il caldo torrido, infernale, di questi mesi, l’afa asfissiante, la cappa di calore e umidità sottola quale boccheggiavamo un po’ tutti, ecco il sollievo di questi ultimissimi giorni, l’aria fresca, un po’ di pioggia ristoratrice sulla terra, e nel cielo è apparso alcune volte anche il segno benaugurale di un arcobaleno (come a dire che il sole non ci abbandona, ma benedice con ogni tempo).

Questo clima tanto atteso e ora giunto ha dettato la riflessione a cui chiama la Parola del Signore che adesso abbiamo ascoltato. Il discorso che Gesù riprende secondo il vangelo di Marco, dopo le dichiarazioni solenni, alte, di difficile comprensione sul “pane di vita”, scende nella concretezza dei comportamenti che caratterizzano i veri credenti, denunciando ciò che è falso e ingannevole. il discorso di Gesù non diventa più accettabile soprattutto per farisei e scribi, tutti attenti a salvare “dottrine che sono precetti di uomini” fatte passare per Parola di Dio.

Però quello che dice Gesù davvero è una boccata di aria fresca dopo il caldo opprimente della Legge tradita, norme e precetti. Il vangelo porta davvero un cambio di clima nella vita, nel rapporto con Dio che non può consistere nell’osservanza di stranezze esteriori, di superficialità che ingannano, di formalismo burocratico, di onore recato con le labbra bugiarde mentre il cuore si muove in tutt’altra direzione.
Il vangelo è notizia buona che dà grande libertà. Il vangelo è libertà da gravami, impacci, pesi, che fin troppo hanno legato, anche nell’educazione ricevuta in buona fede, ci tolgono la voglia di vivere, e di vivere contenti. E, che non di rado badano a salvaguardare la nostra esteriore facciata più che occuparsi del bene degli altri. L’osservanza che Gesù critica decisamente, tanto che dovrà scappare, ci può fare degli ipocriti, come significa la parola, dei teatranti.

Questa libertà non vuol dire che possiamo fare quello che vogliamo, che non ci sono regole e comandamenti, ma occorre precisare quello che viene da Dio ed è il suo comandamento, e quello che è invece “la tradizione degli uomini”. E poi renderci conto e prendercene cura, che ciò che rende impuro, vale a dire indegno non solo di Dio ma anche dell’uomo, ciò che tradisce la volontà di Dio e la vera umanità, ciò che reca offesa a Dio e ad ogni uomo, ad ogni creatura, esce dal cuore dell’uomo stesso.
Tutto ci può condurre a Dio, dal momento che Dio in Gesù ha sposato questa terra, questa umanità; ma tutto può anche distoglierci dall’incontro con lui e dalla buona relazione con gli altri. Il punto discriminante è il cuore. Poiché «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall'interno e rendono impuro l'uomo».

E’ un triste campionario di umanità che ha tradito se stessa e Dio; lo conosciamo abbastanza bene, vedendone i tratti negli altri, di solito. E se fossero anche in noi questi tratti? L’inquinamento viene dal cuore dell’uomo. Come pure la vera religione, cioè il rapporto con Dio, che non può ridursi ad un insieme di pratiche simili a quelle che Gesù sconfessa, ma è manifestazione della fede che riconosce Dio e si esprime nell’amore che è il contrario e prende in posto delle cattiverie denunciate. Religione pura e senza macchia, cioè è gradito a Dio ed è bello e buono per gli uomini:: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze, i più poveri, e non lasciarsi contaminare da questo mondo, dalla sua mentalità.

Ci benedica il Signore, nostro Dio, perché non ci fermiamo ad essere ascoltatori soltanto, ma mettiamo in pratica la Parola.




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