24° Domenica B – 15.09.2012
- Isaia 50, 5-9
- Giacomo 2,14-18
- Marco 8, 27-35
Miei cari, mi onoro di non essere diverso da voi. Anche a me capita di trovarmi in alcune situazioni legate al mio ministero, come voi alle vostre responsabilità di sposi o genitori, educatori, legate alla strada che ognuno di noi sta facendo, visto, come narra il vangelo oggi, che per la strada con Gesù vanno anche i suoi discepoli, che possono essere motivo di angustia. Sono pensieri, progetti, difficoltà, qualche delusione, incertezze, paure, che per chiamarle “croci” dovremmo sapervi mettere dentro il condimento dell’amore. E’ questo che trasforma ogni cosa in “croce”, come la intende Gesù, beninteso, e non la cattiveria, la rabbia, la disperazione. Solo l’amore. Diversamente, sarebbe una maledizione, una vera disgrazia, situazione bel triste e maledetta, e non un’opportunità di vita. Come pure accettare con equilibrio la dolcezza e l’amarezza viene dall’amore.
In siffatte condizioni mi sono chiesto e mi chiedo in chi ho posto io la mia fiducia, in chi la pongo ogni giorno. Perché questa è la fede. Non è sapere dare risposte esatte, come Pietro, ma dare fiducia e seguire chi questa fiducia mi mette davanti. Cammina davanti a Pietro e ai suoi Gesù, cammina davanti a me Gesù, cammina davanti a voi, in mezzo a voi, nelle necessità o situazioni a volte poco piacevoli, difficile da accettare. Allora la mia strada “davanti” non è la sfiducia, non voglio sia la paura, la delusione, la rabbia, l’impotenza. La mia strada “davanti” ogni giorno è Lui! “Voi chi dite che io sia?”. “Tu sei la mia strada!”
Se io cammino su questa strada, cammino nell’amore, e lo seguo, anche le questioni maggiormente intricate posso portare, sebbene la soluzione possa essere diversa da quanto mi aspetto. Allora mi chiedo ancora: Dove trovare questa fiducia? Come posso trasformare in un luogo d’amore, di dono, di vita, e non semplicemente di fatica, preoccupazione e sofferenza ciò che avviene nella mia storia, nel mio ministero, nella mia famiglia? Come posso accettare le prospettive umanamente poco allettanti, per nulla attraenti che anche Gesù ricorda a Pietro che lo pur riconosce come il Messia, “tu sei il Cristo”? Perché Gesù è fermo e deciso su questa strada che percorre, e resiste alla tentazione che gli è più vicino?
Vi è in lui la convinzione confessata e ripetuta nelle parole della prima lettura, e sento che questa convinzione è il vangelo che oggi mie è dato, è la buona notizia per me; sta lì la mia salvezza, la mia, la nostra forza : “Il Signore Dio mi assiste”. Non posso dire di più, perché in questa convinzione che non risiede nella testa ma nel cuore, sta nell’amore, c’è tutto. Non sufficiente pensare “come gli uomini”, confusi o smarriti, per averla in sé, ma “come Dio”.
Casa, famiglia, scuola, lavoro, disoccupazione, salute, malattia, parrocchia… le sue necessità : “il Signore Dio mi assiste”. Ogni mattina, ogni sera, ogni notte, ogni giorno… “il Signore Dio mi assiste”.
E’ il ritornello del discepolo di Gesù. Scandisce i passi miei dietro di Lui, rinunciando ad ogni potere o successo. La mia strada rimane Lui, Gesù, davanti a me, e non io davanti a Lui che anche oggi mi assicura: “il Signore Dio mi assiste”.
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