martedì 25 dicembre 2012

OMELIA
 
Natale – 24/25.12.2012

- Luca 2,1-14

“Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama”.
Così il Natale, miei carissimi, familiari e non, non è augurio, ma certezza; non è un sogno ma la realtà; non è una fiaba, ma la verità. In questo Bambino che nasce a Betlemme vi è un’offerta d’amore e di vita  la cui bellezza e validità non dipendono dalla risposta che le riserviamo. Siamo qui credenti o meno, cosi detti praticanti o saltuari frequentatori della chiesa, donne e uomini bisognosi, anche se non confessi, di amore, di pace, di speranza, di gioia, di vita. Dopo tanto correre veniamo qui, perché nel più profondo del cuore avvertiamo che qui -e quando dico "qui" non dico nella chiesa- qui, in Gesù, c'è quella luce, senza la quale questo mondo diventa un inferno e questo cuore - questo mio povero cuore- diventa terra di durezze e di aridità, terra senza speranze.
La nascita del Figlio di Dio, fatto uomo uno di noi, è dono gratuito, vicinanza amorevole del Padre che creatore non abbandona il mondo uscito dalle sue mani, ma lo chiama e gli offre un nuovo inizio. Colui che è la gloria di Dio e che ora ha il volto di Gesù, porta tanta pace a chi lascia entrare tale amore nella propria esistenza. Dio ama tutti gli uomini, ma solamente chi sia apre alla sua grazia può sperimentare tale beneficio.

Maria “diede alla luce il suo figlio primogenito”, questo non significa che Gesù è il primo di una serie successiva, quanto piuttosto colui che inaugura una nuova umanità, quella che fin da principio è sempre stata nella mente e nel cuore di Dio, e che invece spesso la nostra risposta, cedendo alla lusinga del male e del peccato, dell’indifferenza o della superbia, non asseconda.
Perché il Natale  del Signore, Figlio di Dio? Soprattutto in questi momenti, si scoprono tante persone buone che si prodigano per il bene di tutti, ma non bastano, si sentono parole coraggiose, si manifestano gesti profetici, ma non bastano, ci sono donne e uomini di buona volontà, ma non bastano.  A fronte di tanto male, di cui abbiamo continua esperienza e ne patiamo le ferite, ci vuole un di più di bene, un di più di amore a fronte di tanto odio, un di più di grazia a fronte di tanta ingiustizia, un di più di misericordia e perdono a fronte di tanto miseria. Eccolo qui il di più, questa sovrabbondanza di vita che vince l’enormità del male e della morte; è questo bambino avvolto in fasce, che troverete adagiato in una mangiatoia.

Non viene e non abita i palazzi del potere, ma una stalla, non è dato a noi mostrando insegne di nobiltà o di forza, ma fasciato di umanità, di cui è fatto e con cui è accolto, non occupa un trono o un seggio di governo, ma una mangiatoia dove gli animali trovano il loro cibo. Eppure questi è il “Salvatore” del mondo. Non lo era Cesare Augusto che a quei tempi si arrogava tale titolo. Non lo sarà mai nessun potete della terra o grande che si ritiene tale, nessun governo che riusciremo ad eleggere ancora una volta.
Certamente non sono inutili  i tentativi di bene, di giustizia, di pace, di sollievo a cui gli uomini onesti possono provvedere, ma la pienezza della pace, della libertà, della giustizia, della vita stessa, ce la porta Gesù. E’ Gesù il modo col quale va vissuta la nostra vita di uomini e di donne: questo è il modo vero, il modo pieno, il modo gioioso di vivere la vita.

E’ venuto dal cielo, ma ora nasce tra noi ed è vicino a chi , in vario modo, nel corpo o negli affetti, nelle proprie necessità, è ferito profondamente. Nasce anche da noi, perché possiamo porre guarigione a queste ferite.

Il mio fraterno augurio, che anch’io ricevuto giro a voi, è innanzitutto un atto di fede, e di affetto, che in Maria, la madre del singolare parto, dedico a tutte le donne. In questa notte Maria si qualifica come la prima dei sacerdoti perché soprattutto ella può dire nel generare Gesù: “questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. E poi dedico a me stesso e a coloro che umilmente si avvicineranno a riceverlo nelle proprie mani: sono la mangiatoia che accoglie e dona Dio, nell’ Eucaristia e nella carità che nutre di speranza  e di vita il mondo. Nell’amore, che è Gesù, il Natale è buono, la vita lo è, della bontà di Dio!








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