3° Avvento C –
16.12.2012
- Sofonia 3,14-17- Filippesi 4,4,-7
- Luca3,10-18
Può essere
intelligente o angosciante! E’ la domanda più familiare che tante volte ritorna
nella nostra esistenza: “ Che cosa dobbiamo fare?”. Che sia intelligente
o angosciante dipende dal cuore che se la pone. Quando una domanda è angosciante?
Quando nel cuore c’è la paura, quando manca la fiducia, quando, pur essendoci
il desiderio di fare è debole la volontà o ne siamo impediti.
Quando una domanda è
intelligente? Quando il cuore comprende quali sono le cose importanti della
vita, quando è rivolta a chi è in grado di offrire una risposta o un aiuto per
cercarla, quando non è inutile, retorica, cioè c’è la sincera disponibilità ad
eseguire la risposta.
“Che cosa dobbiamo
fare?” Perché sia intelligente, liberante, e non
angosciante, opprimente, accogliamo l’invito alla gioia che è proprio di questa
domenica d’avvento e che risuona in vario modo nella preghiera della comunità.
"Rallegrati, Dio
è in mezzo a te", esorta il profeta Sofonia. "State contenti, il Signore è
vicino", riprende Paolo nella seconda lettura. Ecco il motivo della gioia. Questa è la nota che
rende intelligente e piena di speranza la domanda che mi pongo ogni mattina o
davanti ad una scelta: “e adesso che cosa faccio?”.
Non è sempre facile
credere in questo motivo,annunciarlo. L’orrore che abbiamo davanti agli occhi
per eventi terribili che accadono, come la strage di bambini in Usa, ce lo impedisce. Eppure il signore è vicino
per dare conforto e forza.
“Che cosa dobbiamo
fare?” non è una domanda religiosa, anzi è una domanda
molto laica o forse laica e religiosa insieme. Riguarda tutti,e tutta i vari
aspetti della vita.
Nelle risposte di Giovanni Battista a questa
domanda non c’è nulla che riguardi la religione, nulla che riguardi il culto.
Non dice “andate di più al tempio, portate delle offerte, pregate di più”,
ma suggerisce atteggiamenti di giustizia, di solidarietà, di condivisione nei
confronti dell’uomo. Lo dirà poi anche Gesù: Il peccato non è quello
che offende Dio, ma ciò che offende l’uomo. E offende Dio perché offende
l’uomo. Se vogliamo veramente avere a che fare con Dio
dobbiamo avere a che fare con l’uomo.
Per professare la fede, altro invito in questo cammino di avvento, non è necessario cambiare vita. Dio accetta le persone come e dove sono. E’ necessario, invece, occupare diversamente il posto che abitiamo nell’esistenza, il lavoro che svolgiamo. Il Battista non dice alla gente: “dovete cambiare mestiere”, né ai pubblicani, impegnati in un’attività considerata disonesta, quella di esattori delle tasse, né ai soldati, deputati a usare la forza. Si tratta piuttosto di dare senso alla propria vita nella solidarietà, nella giustizia, nella uguaglianza. Insomma la conversione chiesta è quella di convertirsi all’uomo, fare spazio all’altro, rispettandolo, accogliendolo, togliendo da sé qualsiasi potere sull’altro, mantenendo ciascuno la propria condizione e il proprio impegno.
Insomma: Fate bene quello che dovete fare; con rettitudine, con passione, con entusiasmo le cose d'ogni giorno. Voi della finanza, esattori delle tesse, non spremete la gente mettendo tangenti a vostro interesse e voi soldati non approfittate del vostro ruolo per opprimere, per fare saccheggi e rapine.
E voi tutti:
avete due tuniche? datene una a chi non ne ha, e se avete da mangiare fate
altrettanto.
Così si professa la fede, si testimonia di essere credenti nel Dio della vita e dell’amore, di essere cristiani in attesa di celebrare il Natale di Gesù e la sua già presenza nella nostra vita.
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