domenica 9 dicembre 2012

OMELIA
2° Avvento C – 09.12.2012
- Baruc 5,1-9
- Luca 3,1-6

Il progetto di Dio di dare e assicurare salvezza all’umanità (“ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”, Gesù! Vedrà e godrà del suo amore) comincia con una creatura, Maria di Nazareth che appena eri abbiamo onorato nella sua “immacolata concezione”, nella sua esistenza libera fin dal primo istante da ogni ombra di peccato. Accanto a questa per noi impensabile azione di grazia, continua la parola ascoltata a sorprenderci con le scelte che Dio fa per dare una svolta all’umanità e alla sua storia. E poiché ci riguardano da vicino è meglio che impariamo a conoscerle e a parteciparvi con fiducia.
Per fare qualcosa di nuovo e di bello, Dio, ci fa sapere l’evangelista Luca che pure li nomina, non si cura dei potenti di turno. I sette nomi con cui Luca apre la pagina del vangelo che abbiamo ascoltato rappresentano quelli che oggi potremmo paragonare al G7, i sette grandi del momento. Ma non è su questo scenario sontuoso che vanno poste le speranze, non è da costoro che può venire un’umanità nuova (anche perché chi è al potere tende a conservarlo e a rafforzarlo). Ma nemmeno cambiando chi governa o regge le sorti dei popoli, sembra ci sia molto da sperare.
La Parola di Dio, non scende sui grandi o coloro che si ritengono o sono ritenuti dagli uomini tali. Quando Dio sceglie di intervenire sembra eviti i palazzi del potere, politico, economico, e persino religioso. Noi vorremmo che cominciasse da lì. Ma forse sa che sono più refrattari  ai suoi progetti.
Ed ecco la sorpresa.  Dopo essere scesa su una donna per dare vita in modo straordinario, “la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto.”
Perché il deserto? Che significa? E’ luogo poco agevole, per nulla comodo, dove l’austerità s’impone, dove la crisi, verrebbe da dire oggi, è di casa. E’ luogo di essenzialità, di libertà da ogni dipendenza che diventa la nostra padrona. Per i credenti è luogo dove s’impara a conoscere e confidare nella vicinanza di Dio, visto che le nostre risorse sono limitate per scelta o perché ci tocca. E’ luogo che mette alla prova la nostra fede, il nostro dirci credenti o cristiani.
Nell’impegno che quest’anno ci viene proposto siamo chiamati, non solo a ravvivare, ma purificare la nostra fede, a rivedere cosa pensiamo di Dio, quale immagine e uso ne facciamo di lui, se per caso non siamo come i grandi che magari si professano credenti ma badano bene a difendere i loro interessi e il loro potere. Purificare il nostro essere credenti perché non sia connivente con ciò che non è vangelo, non è amore. 
Questa purificazione avviene con un nuovo esodo, un nuovo cammino. Ecco il senso della citazione del profeta Isaia nella parole di Giovanni: “Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Occorre riassestare il territorio, rifare il paesaggio del mondo: colmare burroni di disparità e vuoti di giustizia, abbassare ogni prepotenza, e volontà di essere sopra gli altri, togliere di mezzo la tortuosità dell’inganno, spianare  le alture della superbia, come diceva preghiera poco fa, che crea difficoltà a chi vuol camminare diritto… Non c’è diversa preparazione della via del Signore o purificazione della nostra fede se non, rivestendoci dello splendore della gloria che viene dal Signore, esorta il profeta Baruc nella prima lettura. Questo rivestimento è la carità, è l’amore.
Questa la buona notizia di oggi: non i potenti, ma i semplici, i poveri, non quelli che contano, non dal vertice verrebbe a dire, ma dalla base, non i luoghi di potere (da lì non viene nessun rinnovamento!), ma il deserto, l’ essenzialità e l’amore appassionato di un uomo per il suo Dio, come si mostrerà essere Giovanni, sono il luogo dove Dio fa rinascere l’umanità nuova. Non vale essere grandi per essere profeti e costruttori di un mondo nuovo.




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