lunedì 3 dicembre 2012

OMELIA

1°Avvento C – 02.12.2012
- Geremia 33,14-16
- 1Tessalonicesi 3,12 – 4,2
-Luca 21,25-28.34-36

Cosa aspettiamo: il 21 Dicembre o il 25 Dicembre? “Creduloni” alle voci di catastrofi apocalittiche che dovrebbero esplodere con fragore in quel giorno, il 21 appunto, o “credenti” in quel silenzioso germoglio di vita e di giustizia che i cristiani celebrano il 25? Attendiamo la fine del mondo o ancora una volta l’inizio di una nuova creazione, di una nuova possibilità di vita vera con Gesù? Siamo spaventati dal giudizio terribile a cui temiamo di andare incontro o siamo commossi e impazienti di ricevere l’abbraccio di quel Bambino? Rassegnati, quindi, passivi e impotenti a cambiare le sorti dell’umanità, o operosi nel progredire in modo saggio e intelligente nella vita?

Parole, e soprattutto immagini suggerite dal vangelo, dove Gesù fa un discorso dal linguaggio specifico della profezia, a tinte forti, paradossali, sembrano indirizzarci e fermarci al 21 dicembre, primo giorno di inverno. Mentre noi andiamo al 25 dicembre, quando la primavera finalmente fiorisce dal grembo di Maria con la nascita del figlio suo. Che stupore pensare e ammirare la donna come colei che collabora con Dio per rifare l’uomo, per ricreare l’umanità! Perché se si vuole fine ad un mondo vecchio, bisogna farne uno di nuovo.

In questa prima domenica del tempo di avvento, il tempo in cui la comunità dei credenti attende la venuta del Signore, non solo nel Natale prossimo, ma nell’esperienza di tutti i giorni e poi alla conclusione di questa storia, vogliamo scegliere la strategia della nostra attesa.

Allora, sempre sulle immagini del vangelo, noi attendiamo, o meglio non attendiamo a questo punto il Signore, perché angosciati, ansiosi, impauriti, sconvolti, e tra finanziarie, lavori saltuari, incerti, e una dilagante povertà, tra affetti frantumati e paure di amare rischiamo di crollare e di arrenderci. La paura e l’apatia a volte inquinano le nostre vite e le nostre comunità: sembra prevalere il forte e l’arrogante, ci sentiamo come pesci fuor d’acqua. Tanto la fine è vicina.

O, piuttosto, invece di essere appesantiti da tutto ciò, diventiamo leggeri, vigili, attenti, intelligenti, prima ancora che virtuosi, pieni speranza e fiducia, perché, non la fine, ma la liberazione è vicina. “Le potenze di cieli saranno sconvolte”, chi sta in alto ed è causa di male, ha i giorni contati. Il tracollo per l’arroganza di chi agisce male è certo. Queste parole forti sono l'invito non ad allontanarci dalla storia, ma ad allontanarci dal porre fiducia negli idoli vuoti della storia, perché il Signore della gloria verrà e si svelerà dove era verità e dove invece era menzogna.Il Signore che è già venuto su questa nostra terra, quale segno della tenerezza compassionevole di Dio, ora ancora viene, dentro la storia dei nostri giorni, cammina e opera in mezzo a noi; a noi tocca cogliere i segni, seguirne le orme. Un giorno verrà e sarà non il crollo del mondo, ma il futuro del mondo come lo ha sognato Dio, come lo ha fatto sognare a noi.

“Risollevatevi e alzate il capo”, vale a dire ravvivate la vostra fede, incoraggiamento che vogliamo apporre come tema di questa prima settimana di avvento; riprendete fiducia e con essa l’impegno e la bella operosità dell’amore. La fede è una via che passa attraverso queste variabili, lo smarrimento e la paura paralizzante da una parte e la possibilità di un nuovo inizio dall’altra. La via della fede, a dire il vero, ci inclina verso quest’ultimo, verso una novità di vita. Dio fa germogliare una nuova umanità, e il germoglio principe, capo, il prototipo, è quello che verrà dalla stirpe di Davide, dice la prima lettura., Gesù di Nazareth.

A questo punto andiamo decisamente verso il 25 dicembre, oltrepassiamo il 21. Avremo modo di affrontarlo a tempo debito, in modo sereno e serio, non con tutte le sciocchezze e paure che sentiamo oggi. Rovesciamo il calendario, prima il 25 e dopo il 21. Lo facciamo con l’augurio e l’incoraggiamento di Paolo, bella lezione di saggezza a leggere e fare la storia: “il Signore vi faccia crescere e abbondare nell’amore fra di voi e verso tutti”, amore che è davvero germoglio della nuova umanità sulla terra.





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