Il fiume e la fonte !
Ho accolto oggi, con sincera vicinanza e discrezione, i due giovani genitori che, prima di recarsi in
municipio per le nozze con rito civile, hanno espresso il desiderio di una
preghiera e di una benedizione. Non potendo celebrare le nozze religiose,
essendo lei già unita nel sacramento di un precedente matrimonio, ho accettato
volentieri di condividere quello che dice la Parola di Dio leggendo con loro
l’inno alla carità (1Cor.13).
Anche
se il loro è un legame “imperfetto”, tutti hanno diritto all’amore, a riceverlo
ed ad esprimerlo, tutti sono chiamati a donarlo, e la Parola rimane luce per
tutti. Ciascuno vivrà questa vocazione sforzandosi di adeguarsi al progetto di
Dio che “maschio e femmina li creò” e che Gesù ha confermato con il
proprio insegnamento e testimonianza (“Amatevi come io vi ho amati”).
Egli non manca di raccogliere l’amore che è nelle nostre possibilità, di
purificarlo, di completarlo, di promuoverlo, di valorizzarlo; non lo priva del
Suo aiuto e benedizione, perché sia frammento di vangelo nel mondo. Egli che conosce quello che c’è nel cuore di
ognuno, sa come farlo. Contiamo su Gesù che non farà mancare quello che è
necessario per vivere e servire al meglio il progetto di Dio.
La
comunità dei suoi discepoli, la chiesa, ugualmente accoglie questi fratelli e
sorelle, prega per sostenere e incoraggiare chi fa più fatica, chi vuol fare
della propria relazione d’amore, quantunque “imperfetta”, un bene da dare al
mondo, alla propria famiglia e ai figlioli.
Così
è stato un breve ma significativo momento di fraternità incoraggiandoci tutti,
familiari più stretti presenti, a corrispondere all’amore che è stato riversato
nel nostro cuore, nella nostra storia, e che ferite dolorose o errori di cui
possiamo essere o no responsabili non hanno disperso.
Li
ho poi raggiunti in municipio dove mi avevano invitato. Era la prima volta che
assistevo alle nozze di rito civile. E’ stato un gesto compiuto con semplicità,
dignità; la verità dei due giovani genitori (attorniati dai loro figlioli ) che
si intuiva mi faceva pensare alla verità di quanti chiedono di sposarsi in
chiesa (sic!). Parole sagge e incoraggianti sono state dette. La famiglia è il
pilastro portante della società!
Come
mai, pensavo, mentre il rappresentante delle istituzioni procedeva a dare forma
al rito, le istituzioni non la difendono, non la promuovono, non le danno stima
e aiuto, vero riconoscimento? La famiglia
è “fatta” e disfatta”, il matrimonio è messo in discussione cosa sia e
dove sia, o tutto è matrimonio; la donna, ma ora anche l’uomo, non vedono
tutelati i loro diritti o sono confusi nei loro doveri. E i figli? Non mancano
di essere alla mercè degli umori dei grandi…
Sono
pensieri solamente accennati, perché ero preso con simpatia da quello che
avveniva in quella sala, tra amici e conoscenti. E poi, c’era quel che di
liturgico con musica e canto, come si sente nelle nostre chiese. Eppure c’era
anche qualcosa di profondamente diverso… che sa comunque farsi presente là dove
gli uomini agiscono con sincerità. Sì, lo Spirito di Dio non era assente in
quel fratello e sorella, “feriti” nella scelta che facevano; era presente nei
piccoli figlioli che ringraziavano e gioivano con parole dal cuore per i loro
genitori.
Ero
ammirato dal “fiume d’amore “ che l’uomo e la donna si dichiaravano in
simile scelta, e per il quale si promettono che duri a lungo.
C’era
anche una certa malinconia in me e
avrei voluto dire a questi sposi, pensando soprattutto a coloro che hanno
lasciato Gesù : “bellissimo il fiume
sul quale avete scelto di navigare con la vostra famiglia; le acque
scorrono ora veloci, ora limpide, poi conosceranno salti, anfratti, gorghi; le
rive sono pulite, fiorite, sicure, ma potranno farsi fragili…; ma non
dimenticate la fonte! La fonte che continuamente lo alimenta questo
fiume, la fonte da cui sgorga solo limpidezza e freschezza, la fonte che
sta in alto cioè nel vostro cuore abitato da Dio. Ritornate spesso alla
fonte, portatela con voi, nella vostra casa, nel vostro legame d’amore e
allora il fiume non conoscerà né secche, né diventerà uno stagno senza
sbocchi; sfocerà in un mare, che è il mondo, portando acque salutari di cui ha
bisogno per essere risanato…”.
Sì,
c’era in me un po’ di malinconia che minava la bellezza di quel momento, la
familiarità di quel ritrovarsi insieme per un impegno pubblico d’amore…Ho
provato anche un momento di non piccola pena, e tanta tenerezza pensando a tanti giovani e no che
non conoscono dove sia questa fonte o l’hanno dimenticata da tempo,
accontentandosi di “cisterne screpolate”, direbbe il profeta Geremia; a tanti fiumi
fatti deviare da incuria, tanta dispersione di quell’ acqua d’amore
finita per dare vita ad aride terre, ma anche per allagare e recare morte.
Mi conforta
il fatto che, accolti questi genitori dapprima condividendo con loro una preghiera
e una benedizione nella nostra cappellina, alla fine della cerimonia civile,
nel piazzale del municipio, i compagni di catechismo del figliolo più grande li
hanno salutati e augurato loro ogni bene con il canto “amatevi l’un l’altro
come io ho amato voi”.
Ecco una
famiglia che si è formata con rito civile
tra due parentesi, come l’abbraccio di un amore e di una simpatia che sono riflesso di quelli di Dio che sa cosa c’è nel cuore
nostro e che dalla storia di ognuno e di tutti può ricavare, con sapienza e
misericordia, solo tanto bene. Rendiamo grazie a Lui.
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