3° Domenica B – 08.03.2015
- Esodo 20,1-17
- Giovanni 2,13-25
Il
deserto, poi il monte, adesso la città e precisamente il tempio, che ne è il
come il cuore. Sono tappe del cammino di Gesù e nostro. Sono i luoghi dove Dio
abita e incontra gli uomini, dove Gesù insegna a camminare in modo gradito a
Dio e a beneficio degli altri. Il tempio è affollato di gente, di commercio,
mischiato a religione …
Cosa
ci può insegnare in special modo questa visita di Gesù al tempio, il suo gesto
imprevedibile per la sua carica dirompente, infiammato di tanto zelo? Gesù ci
offre un aiuto prezioso per il nostro cammino di conversione, per ritrovare un
rapporto giusto tra la vita e le pratiche religiose: “Non fate della casa
del Padre mio un mercato!”.
E’
un gesto quello di cacciare cambiamonete, rovesciare banchi del venditori,
osare parole molto forti, all’ avvicinarsi della Pasqua – come annota
l’evangelista – che in un certo senso annuncia quello che la Pasqua è, vale a
dire una liberazione, una liberazione profonda da ciò che imprigiona a morte
l’uomo, da ciò che gli dà l’impressione di essere religioso e a posto, una
liberazione dal pensare a Dio come qualcuno da comprare con offerte, devozioni,
pratiche, precetti, facendo i nostri
affari magari sulla pelle della gente.
Non
ci scandalizzi il gesto di Gesù, né ci urtino le sue parole di rimprovero, e
nemmeno applichiamo ciò agli altri. Ognuno di noi può fare commercio con Dio
nel proprio cuore, avere il proprio banco per far affari con Lui, ed è quando
contrattiamo con il vangelo, scendiamo a compromessi, passiamo per opere di
buona qualità quando le facciamo, come scribi e farisei, per farci vedere o
trarne qualche vantaggio, per farci belli e non per far conoscere davvero
l’amore del Signore e rendere migliore il mondo.
Oggi Gesù ci fa un appello: rendere migliore il mondo, a cominciare, noi credenti, da un vero e giusto rapporto con Dio. Oggi Gesù c’insegna cos’è profezia: atteggiamento di verità che viene dall’amore e all’amore è soggetto, che mira liberare l’uomo da false sicurezze legate alle cose, al far affari, e lo sprona a muoversi su vie di vera giustizia e umanità.
Vera
giustizia e umanità, e vera religiosità, ci conducono a riconoscere che il
tempio di Dio, non soggetto al nostro commercio, è l’uomo stesso, ogni persona,
dove Dio abita per essere amato, onorato, e servito perché povero. E’ la
passione per la vita, l’apprezzamento per i suoi beni e perché tutti abbiano a
goderne, la passione per l’uomo la molla che ha fatto scattare Gesù, perché
solamente in questo modo egli sa di onorare il Padre suo e nostro.
Gesù
stesso è il tempio di Dio, – lo ricorda
a coloro che gli contestano tanta audacia – e tutte quelle parole che mirano a
dare libertà – i 10 comandamenti dettati nella prima lettura – trovano verità
nella sua esistenza, sono assunti e completati nella sua persona.
E
poi, come santuario di Dio, non c’è più bisogno di animali per i sacrifici; via
anche le vittime destinate al culto com’era in uso al tempio; Gesù è l’agnello
che toglie il peccato del mondo, che offre di amarci fino a dare la vita per
noi, un prezzo che diventa un dono. E fa di questo “profeta”, Figlio di Dio,
l’artefice di una nuova creazione, di una nuova umanità.
Seguendo
lui non rinunciamo ad essere “profeti” cioè a desiderare e a impegnarci,
mediante piccoli e decisi gesti d’amore e di giustizia, vera religiosità,
perché il regno di Dio venga, si compia
la Pasqua, la novità di Gesù diventi davvero la nostra liberta piena, la nostra
vita.
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