lunedì 9 marzo 2015

OMELIA


3° Domenica B – 08.03.2015

- Esodo 20,1-17
- Giovanni  2,13-25

Il deserto, poi il monte, adesso la città e precisamente il tempio, che ne è il come il cuore. Sono tappe del cammino di Gesù e nostro. Sono i luoghi dove Dio abita e incontra gli uomini, dove Gesù insegna a camminare in modo gradito a Dio e a beneficio degli altri. Il tempio è affollato di gente, di commercio, mischiato a religione …

Cosa ci può insegnare in special modo questa visita di Gesù al tempio, il suo gesto imprevedibile per la sua carica dirompente, infiammato di tanto zelo? Gesù ci offre un aiuto prezioso per il nostro cammino di conversione, per ritrovare un rapporto giusto tra la vita e le pratiche religiose: “Non fate della casa del Padre mio un mercato!”.
E’ un gesto quello di cacciare cambiamonete, rovesciare banchi del venditori, osare parole molto forti, all’ avvicinarsi della Pasqua – come annota l’evangelista – che in un certo senso annuncia quello che la Pasqua è, vale a dire una liberazione, una liberazione profonda da ciò che imprigiona a morte l’uomo, da ciò che gli dà l’impressione di essere religioso e a posto, una liberazione dal pensare a Dio come qualcuno da comprare con offerte, devozioni, pratiche, precetti,  facendo i nostri affari magari sulla pelle della gente.

Non ci scandalizzi il gesto di Gesù, né ci urtino le sue parole di rimprovero, e nemmeno applichiamo ciò agli altri. Ognuno di noi può fare commercio con Dio nel proprio cuore, avere il proprio banco per far affari con Lui, ed è quando contrattiamo con il vangelo, scendiamo a compromessi, passiamo per opere di buona qualità quando le facciamo, come scribi e farisei, per farci vedere o trarne qualche vantaggio, per farci belli e non per far conoscere davvero l’amore del Signore e rendere migliore il mondo.

Oggi Gesù ci fa un appello: rendere migliore il mondo, a cominciare, noi credenti, da un vero e giusto rapporto con Dio. Oggi Gesù c’insegna cos’è profezia: atteggiamento di verità che viene dall’amore e all’amore è soggetto,  che mira liberare l’uomo da false sicurezze legate alle cose, al far affari, e lo sprona a muoversi su vie di vera giustizia e umanità.

Vera giustizia e umanità, e vera religiosità, ci conducono a riconoscere che il tempio di Dio, non soggetto al nostro commercio, è l’uomo stesso, ogni persona, dove Dio abita per essere amato, onorato, e servito perché povero. E’ la passione per la vita, l’apprezzamento per i suoi beni e perché tutti abbiano a goderne, la passione per l’uomo la molla che ha fatto scattare Gesù, perché solamente in questo modo egli sa di onorare il Padre suo e nostro.

Gesù stesso è il tempio di Dio,  – lo ricorda a coloro che gli contestano tanta audacia – e tutte quelle parole che mirano a dare libertà – i 10 comandamenti dettati nella prima lettura – trovano verità nella sua esistenza, sono assunti e completati nella sua persona.

E poi, come santuario di Dio, non c’è più bisogno di animali per i sacrifici; via anche le vittime destinate al culto com’era in uso al tempio; Gesù è l’agnello che toglie il peccato del mondo, che offre di amarci fino a dare la vita per noi, un prezzo che diventa un dono. E fa di questo “profeta”, Figlio di Dio, l’artefice di una nuova creazione, di una nuova umanità.

Seguendo lui non rinunciamo ad essere “profeti” cioè a desiderare e a impegnarci, mediante piccoli e decisi gesti d’amore e di giustizia, vera religiosità, perché  il regno di Dio venga, si compia la Pasqua, la novità di Gesù diventi davvero la nostra liberta piena, la nostra vita.






 


Nessun commento:

Posta un commento