Riflessione alla “via crucis vicariale” –
Monteviale – 05.03.2015
Testimoni della
gioia…
… sulla via della croce!
Cari amici, testimoni della gioia sulla via della
croce - perché a questo siamo chiamati e vogliamo essere con Gesù – “il
Signore veglia sul cammino dei giusti”, pregavamo oggi nella liturgia. Allora
invoco su di me, su di voi, il suo Spirito, chiedendo di saper unire le due
forze che sostengono e dirigono questo cammino, la gioia e la croce,
forze che ci appaiono antitetiche.
Dal loro connubio esce come un’energia radioattiva o una
miscela esplosiva speciale che può ribaltare il mondo; distruttiva nei
confronti del male, del nostro peccato; e curativa, risanante, rigenerante il
bene che Dio vuole per l’umanità intera.
Abbiamo bisogno di un’ esplosione
di vita che viene appunto dall’unire gioia e croce.
Ognuno di noi può muovere da ciascuno di questi poli a
seconda della condizione in cui si trova, per qualche motivo, contento o
schiacciato. L’importante è che vada, cammini verso l’altro polo, che accolga
l’altro polo, l’altra forza con fiducia, perseveranza, abbandono a quel divino
“artificiere” di pace che è Gesù.
Gioia e
croce non sono due passi divergenti, ma convergenti, come il destro e il
sinistro di una buona e sana camminata. Dirigono la vita verso la passione
vera, la giustizia, la pienezza e, più forti di ogni paura, la dirigono
mediante l’amore.
Sposare queste due energie vitali
sembrerebbe un assurdo, un’offesa ad entrambe; sarebbe come voler confezionare
un dolce amaro. Una contraddizione.
Non ci sorprenda la cosa. In Dio si
compongono gli opposti. Egli è il vicino e il lontano, l’assente presente, il silenzio
eloquente, la parola il cui suono è il silenzio. Gesù stesso è uomo e Dio nel
contempo. Perché meravigliarci della gioia e della croce messe
insieme?
Tra parentesi. Non evitiamo troppo facilmente le
contraddizioni, o quelle che chiamiamo tali, nella nostra esistenza (pensiamo a
Paolo che diceva: vedo le cose buone e giuste e mi trovo a fare quelle cattive
e sbagliate), e non diventino mai motivo di scoraggiamento e di abbandono di un
passo lieto e generoso. Non condanniamoci se facciamo fatica o se ci troviamo
sbalzati ora da una parte, ora dall’altra, ora presi da gioia e letizia, ora
schiacciati e tristi. Non sono nemmeno compromessi, ma è la via di Gesù, il
testimone fedele, dice la Bibbia, Dio della gioia e uomo della croce. Come in
Gesù, anche in noi ci sono entrambe, gioia e croce, sulla nostra via dove sono
rivelazione del mistero dell’uomo e del mistero di Dio.
Gioia è
essere amati gratuitamente; croce è amare fino dare la vita.
L’esistenza nostra, come moneta
preziosa, ha valore se conserva intatte queste facce; e il nostro cuore, con
tutto ciò che ne consegue, è secondo il progetto di Dio, quando scopre di
essere amato, quando sente di essere chiamato ad amare.
Non ha vita e non dà vita un cuore
che ha un solo movimento; sarebbe egoismo ricevere, essere amati – gioia
- senza amare, e sarebbe presunzione amare – spesso croce - senza
ricevere a nostra volta l’amore.
In questo cammino quaresimale, in questo percorso di
conversione, noi avanziamo muovendo questi due passi, uno di gioia e uno di
croce.
Sono entrambi passi di una via d’amore; amore che mi
arreca gioia, e amore che mi consente di arrecarla agli altri anche se costa
fatica.
Senza l’amore la croce è disgrazia, maledizione,
disperazione, è bestemmia;
senza l’amore la gioia è fasulla, illusione, inganno,
presto delusione.
Con l’amore tutto è grazia, benedizione, opportunità di
vita.
E’ la via di Gesù. E’ Gesù!
Gioia e croce, teniamole unite.
Essere amati – gioia - è il vangelo, è la buona notizia che ci
raggiunge, che si accoglie e che si vive. Amare fino a dare se stessi – croce
– è sempre il vangelo, la buona notizia che diamo agli altri.
Teniamole unite anche accettando un
singolare, quanto scandaloso, paradosso.
Credere, dare fiducia all’essere
amato può diventare una croce. Vedi Abramo, l’amico di dio, mentre sale
il monte Moria con il figlio Isacco da dare in sacrificio.
Amare fino a dare la propria vita,
cioè stare sulla croce, è essere nella gioia come la mamma che mette al
mondo il figlio (lo ricorda anche Gesù!)
Testimoni della gioia, e anche
della croce, testimoni della croce e anche della gioia. Questo il nostro
cammino.
Testimone non è semplicemente uno che vede e che narra,
racconta, dice. Ma chi vive e si lascia leggere, non s’impone, né impone ciò
che porta. Solamente lo rivela agli altri mostrando la gioia di essere tutti
amati da Dio, e umilmente mostrando la croce di chi ama fino in fondo.
Un’ultima immagine. Gioia e croce,
sono la luce e il calore della stessa fiamma, l’amore. Grazie alla luce ci
possiamo guardare in volto, vedere il sentiero da percorrere, il bene da
compiere; grazie al calore è bruciato il male, è vinta ogni durezza, ogni
freddezza, è data accoglienza e vigore a ciò che Dio desidera fiorisca nella
nostra vita, nel mondo intero: la bella, autentica umanità dei figli di Dio.
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