... ad ogni donna!
Monteviale, 08 Marzo 2015
“festa della donna”
Carissima,
pur in mezzo alle corse
“parrocchiali”, e a quelle personali, di queste settimane, non mi dimentico di te. Anzi, sei nei miei
pensieri molto di più, e se anche dovessi star fermo per dirti e mostrarti il
bene che ti voglio, ne sarei molto onorato. “I miei giorni sono nelle tue
mani, Signore” (Salmo 31,16), continuo a ripetermi, e ancor più lo sei tu.
Prima
che venga sera e passi questo giorno, eccomi a te con alcuni di questi pensieri
che ti indirizzo con fraterno affetto, con gratitudine gioiosa, con un
incoraggiamento ricco di fiducia, perché tu sei, e non solo sia, pienamente te
stessa, cioè “donna”.
A
questa tua bella realtà che oggi l’opinione oggi diffusa vorrebbe confondere,
quasi intorpidire, mi rivolgo con una parola “particolare”, un riconoscimento
che mi viene suggerito dall’anno della “vita consacrata” che la Chiesa sta
vivendo. Non sta a me definire quello che tu sei. Hai per questo il mio più
grande rispetto. Soltanto ti confido come ti riconosco e ti ammiro
“Consacrata”, donna,
così ti riconosco, creatura che prima ancora di emettere magari “voti
religiosi” (di norma si dicono persone consacrate donne e uomini che sono
chiamate alla stato di vita religiosa) sei di Dio, venuta dal Suo amore per
l’uomo, per essergli di aiuto nella solitudine, e dalla Sua fantasia, per
dargli motivo di felicità e di vanto. Sei “sacra” per natura!
“Consacrata”,
donna, così ti riconosco, “scelta”, eletta a fare le veci di Dio, presso l’uomo
e con lui, l’uomo, diventare segno visibile, umano, sacramento del Suo amore
provvidente in questo mondo. E’ Dio che ti ha voluto e promosso, “liberata” dal
non-essere perché tu faccia essere
tutto ciò che è vita e bellezza; tutto ciò che è forza e vera ricchezza,
servizio; tutto ciò che è passione e dedizione.
“Consacrata”,
donna, così ti ammiro!
“Casta”, nata per dare amore e suscitare amore, per
offrire amore, per sostenere l’amore;
“casta”,
perché sei libera dall’essere posseduta e dal possedere; “casta” perché attrai
e non seduci. E’ la tua “verità”!
Dì:
“sono casta”, perché conosco e sono di me stessa, e la verità mi fa libera
(cfr. Gv 8,23).
“Consacrata”,
donna, così ti ammiro!
“Povera”, tu vivi dell’amore che ricevi, molto, te lo
assicuro, o, a volte immeritatamente poco, lo sai valorizzare, impreziosire, lo
rendi fecondo di bene; “povera” tu lo moltiplichi con quella saggezza e oculatezza che di tutti, in casa e fuori,
si prendono cura.
Dì:
sono povera”, perché sono degli altri, giacché, come scrive Paolo, “mi sono
fatto tutto a tutti” (cfr.1Cor 9,22)
“Consacrata”,
donna, così ti ammiro!
“Obbediente”, tu assumi un progetto d’amore e di vita che fai
tuo in una bella comunione di affetti, qualunque sia la vocazione in cui vivi,
sposata, compagna, mamma, figlia e sorella, nubile o sola; “obbediente”, cioè
“corresponsabile” che dà e vive del dialogo, della ricerca fatta insieme del
vero bene.
Dì:
“sono obbediente”, perché “il mio
Amato è mio e io sono sua” (cfr. Cantico dei cantici 2,16).
Carissima,
“consacrata” perché semplicemente “donna”, senza bisogno di aggiunte
particolari, è tua la missione di Gesù che è venuto a “consacrare il mondo
nella verità” cioè nell’amore del Padre Suo e nella carità fraterna che ne
scaturisce come da grembo fecondo. Sei per natura portatrice di vita perché fai
vivere tutto ciò che ammiri, tocchi, inventi, tutto ciò che prendi con te,
anche tutto ciò che, a volte, ti capita addosso, e di cui non puoi fare ameno
di innamorarti, pur in mezzo a qualche gemito che di vita è segnale.
“Consacrata”,
cioè “sacra con” gli altri, il mondo, l’universo, significa che hai e dai
validità, valore alla realtà, le
riconosci un essere “altro”, forse meglio dire “alto”, ad ogni frammento
dell’esistenza, insomma trasformi in divino ciò che è umano.
Carissima,
mi piace pensare al gesto sacerdotale di imporre le mani che mi è proprio
quando celebro l’Eucaristia. Per le mani “consacrate”, segno di una
“consacrazione” ben più profonda, il pane e il vino diventano il Corpo e il
Sangue di Gesù.
Pensa
che anche tu, in forza del tuo essere “donna”, puoi “consacrare” i tuoi cari,
la tua famiglia, il tuo lavoro, qualche volta ingrato, la tua dedizione, il tuo
servizio in questa nostra comunità; anche la tua salute o malattia, pensieri e
preoccupazioni che non mancano.
“Consacrata
nella verità” (cfr. Gv 17,17) per dire al mondo che è “consacrato” per il fatto
che esiste; Dio l’ha voluto, lo ama e lo custodisce. Rimani bella in questa tua
dignità che ti fa libera, umile e amante, in questa missione per cui Dio ti ha
tratto dal Suo cuore, al pari dell’uomo. A te, onore, rispetto e affetto.
Anche
su di me poni la tua mano, una carezza che conferma il dono che io ho ricevuto
e che mi onoro di mettere a tua completa disposizione.
Con
gratitudine sincera e con la gioia di un abbraccio fraterno.
Don Francesco
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