lunedì 9 marzo 2015

PENSIERI...


…quaresimali – 3° Settimana

la profezia

Il discernimento (1° sett.) vissuto con gioia (2° sett.) non può che portare con coraggio e fiducia alla “profezia”. Non esiste cammino, che è un protendersi in avanti, dinamico e mai stanziale; non esiste “vita”, che crescita e sviluppo di un seme; non può dirsi “cristiana”  se non va oltre ciò che morte e tutto ciò che vorrebbe atrofizzare e impedire il progetto di Dio, l’umanità di figli com’egli li desidera per la loro piena felicità. Esiste, purtroppo, una grande riserva, a volte paura,a riguardo della “profezia”e di chi ha il dono e la responsabilità di questa servizio al mondo,e alla Chiesa. Nessuno dei battezzati è sprovvisto di “profezia”, e ognuno di  donarla, di esercitarla  secondo la vocazione a cui è stato chiamato per il bene di tutti. Non è certo stravaganza e rivoluzione che viene da un colpo di testa o capriccio di qualcuno. E’ piuttosto lasciare libero, collaborare con responsabilità e umiltà all’azione dello Spirito, ai suoi suggerimenti e situazioni in cui si inserisce chiedendo spazio all’uomo. Dio non obbliga nessuno, ma non si stanca, con grande rispetto e passione ‘amore, di “spronare” i suoi figli a camminare insieme dietro il Figlio perché il mondo abbia salvezza, cioè conosca e abbia capacità di amare liberandolo e liberandosi da tutte le pastoie del peccato. E’ atteggiamento di verità che viene dall’amore ed è soggetto all’amore per “rendere migliore il mondo”

Per una “vera profezia” :


- un cuore casto, cioè libero : da paura di contrastare l’ordine costituito e in particolare i potenti di turno; un cuore che non teme di essere apparire controcorrente. Non si tratta di fare il “bastian contrario”, ma di servire unicamente lo Spirito.

+ una comunità di persone libere che insieme ascoltano e seguono lo Spirito, che si aiutano a discernere le sue ispirazioni a partire dalla Parola e dalle vita dei fratelli, dalle necessità di un mondo con più giustizia e fraternità. E’ discernimento spirituale.


- un cuore povero, cioè umile : non cerca nessun potere o successo, né ricchezza né audience; non conta sulla proprio sapienza o potenza, ma sulla “forza” dello Spirito che avverte nel proprio cuore ma che sa essere presente anche nel cuore di chi lo ascolta.

+ una comunità persone che danno libertà, che accettano di essere minoranza come sale lievito della società; insieme fanno scelte coraggiose, una comunità “alternativa” al mondo per amarlo e servire la vita.


- un cuore obbediente, cioè amante : avverte la “corresponsabilità” come l’atteggiamento che corrisponde alla verità che viene dall’amore; un cuore “corresponsabile” con
lo Spirito, vento impetuoso o brezza leggera, fuoco ardente o acqua viva;
gli altri :la comunità cristiana 
           (il “corpo” di Cristo profeta che dà la vita per tutti!)
           la comunità umana 
           (con la vita in tutte le sue più belle forme) 
                                                                                         
se stesso : “…dentro di me c’era un fuco che non potevo contenere” (cfr. Geremia 20,7-9)
                                      
+  una comunità di persone che riconoscono la libertà a Dio di condurre il suo popolo, l’umanità intera per vie che non conosce, per sentieri inesplorati. “Farò camminare i ciechi per vie che non conoscono,li guiderò per sentieri sconosciuti; trasformerò davanti a loro le tenebre in luce, i luoghi aspri in pianura”.(Isaia 42,16).


Dalla “lettera ai consacrati” di papa Francesco 21.11.2014 - un pensiero valido per tutti !
… Mi attendo che "svegliate il mondo", perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia. Come ho detto ai Superiori Generali «la radicalità evangelica non è solamente dei religiosi: è richiesta a tutti. Ma i religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico». È questa la priorità che adesso è richiesta: «essere profeti che testimoniano come Gesù ha vissuto su questa terra … Mai un religioso deve rinunciare alla profezia» (29 novembre 2013).
Il profeta riceve da Dio la capacità di scrutare la storia nella quale vive e di interpretare gli avvenimenti: è come una sentinella che veglia durante la notte e sa quando arriva l’aurora (cfr Is 21,11-12). Conosce Dio e conosce gli uomini e le donne suoi fratelli e sorelle. È capace di discernimento e anche di denunciare il male del peccato e le ingiustizie, perché è libero, non deve rispondere ad altri padroni se non a Dio, non ha altri interessi che quelli di Dio. Il profeta sta abitualmente dalla parte dei poveri e degli indifesi, perché sa che Dio stesso è dalla loro parte.
Mi attendo dunque non che teniate vive delle "utopie", ma che sappiate creare "altri luoghi", dove si viva la logica evangelica del dono, della fraternità, dell’accoglienza della diversità, dell’amore reciproco. Monasteri, comunità, centri di spiritualità, cittadelle, scuole, ospedali, case-famiglia e tutti quei luoghi che la carità e la creatività carismatica hanno fatto nascere, e che ancora faranno nascere con ulteriore creatività, devono diventare sempre più il lievito per una società ispirata al Vangelo, la "città sul monte" che dice la verità e la potenza delle parole di Gesù.
A volte, come accadde a Elia e a Giona, può venire la tentazione di fuggire, di sottrarsi al compito di profeta, perché troppo esigente, perché si è stanchi, delusi dai risultati. Ma il profeta sa di non essere mai solo. Anche a noi, come a Geremia, Dio assicura: «Non aver paura … perché io sono con te per proteggerti» (Ger 1,8).

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