…quaresimali – 2°
Settimana
LA GIOIA
Camminare, attraversare il
“deserto” della vita con lamenti e pesantezze nel cuore o nella mente, dovute a
prove e tentazioni, non aiuta ad andare avanti. Si sente meno la fatica, e
anche il passo si fa più sollecito, se cammino con gioia. Il discernimento, cioè l’orientamento da prendere,
quando è attaccato da paura, tristezza, scoraggiamento, rischia di condurmi
fuori strada. Anche l’ascolto della
Parola di Dio, l’interpretazione degli eventi, sono condizionati dalle nubi
oscure che talvolta prendono l’animo. Il Signore, ne sono certo, desidera che
io cammini, con lui a fianco, o meglio al suo seguito, con letizia, che sarà
sempre più perfetta se io conto su di lui e a lui mi affido. Le normali,
quotidiane, occupazioni, i lavori di sempre, le faccende consuete, che spesso
faccio senza tanto entusiasmo e con tanta monotonia; oppure gli improvvisi
cambi di programma e di umore, a nulla conducono se siamo privi di “letizia”,
aridi o avari di gioia.
Per una “bella” gioia”:
1°
- un cuore casto, cioè libero
: da affanni, timori, scoraggiamenti, volto a cogliere sempre il positivo, a
guardare con meraviglia la realtà, e a vedere i segni dello Spirito che spesso
precede, certamente accompagna i miei passi. E, a seguire, non manca di
correggere errori sempre possibili che mai devono intaccare la gioia
+ una comunità di persone
libere che sanno gioire e degli altri, non hanno nessuna invidia e voglia
di essere davanti, raccolgono quello che gli altri sono e danno.
2°
- un cuore povero, cioè umile
: sa accontentarsi di piccole gioie, non pretende la luna, benedice e ringrazia
per ogni piccola sorpresa; sa vedere ogni cosa come tale, non dà nulla per
scontato. E’ capace di piccole gioie che fanno piacere agli altri.
+ una comunità persone che
danno libertà, che sanno far contenti il prossimo, familiari e quanti
incontrano, sanno intuire quello che gli altri desiderano o di cui hanno
bisogno per essere sollevati e trovare serenità; persone di grande carità!
3°
- un cuore obbediente, cioè
che ama : e si adopera appunto per ciò che dà gioia
allo Spirito, e la
gioia del Padre non può che essere che i fratelli si amino!;
agli altri :alla
comunità cristiana (una comunità che “loda” in tutte le sue espressioni, preghiera,
attività, servizi, il Signore, con armonia)
alla comunità umana (giustizia, pace,
concordia!)
a se stesso :
perché questa é la volontà di Dio : la mia gioia!
+ una comunità di persone che riconoscono la libertà a Dio
di fissare i confini, o meglio, la pienezza della gioia nella vita che ci
attende, mentre qui non manca di gettare semi che già fioriscono e danno le
primizie. Da coltivare con gratitudine, passione, responsabilità.
La gioia è dentro la vita,
dentro anche a quella dalle prospettive meno allettanti. Essa ha un nome e un
volto: “Gesù”. Lo risentiamo questo nome e lo vediamo questo volto incrociando
i nostri fratelli, tutte le donne e gli uomini del mondo che portano dentro di
sé la “luce” che attende di rivelarsi; “luce” che noi possiamo incoraggiare a
manifestarsi mostrando fiducia nei loro confronti, come i discepoli di Gesù, si
sono fidati di seguire il Maestro sul monte dopo aver ricevuto notizie poco
confortevoli sul futuro.
La gioia è dentro la nostra vita
di discepoli che seguono Gesù sulla via della croce, che è via dell’amore,
della grazia e non di disgrazia. Se siamo tali discepoli, per il dono ricevuto
e non per la nostra bravura, “siamo chiamati a sperimentare e mostrare che
Dio è capace di colmare il nostro cuore e di renderci felici, senza bisogno di
cercare altrove la nostra felicità…
Che tra
di noi non si vedano volti tristi, persone scontente e insoddisfatte, perché
“una sequela triste è una triste sequela”. Anche noi, come tutti gli altri
uomini e donne, proviamo difficoltà, notti dello spirito, delusioni, malattie,
declino delle forze dovuto alla vecchiaia. Proprio in questo dovremmo trovare
la “perfetta letizia”, imparare a riconoscere il volto di Cristo che si è fatto
in tutto simile a noi e quindi provare la gioia di saperci simili a Lui che,
per amore nostro, non ha ricusato di subire la croce. (papa
Francesco – lettera ai consacrati
– 21.11.2014 - passim)
Non
camminiamo perché siamo resi forti e robusti dalle prove che incontriamo;
spesso queste ci schiantano. E’ più facile che camminiamo perché siamo attratti
da ciò che è bello e portati da ciò che ci fa contenti.
Anche “la
chiesa non cresce per proselitismo, ma per attrazione” (papa Benedetto).
Sì, la vita cristiana va avanti “se
ci vedono uomini e donne felici! … è la vita che deve parlare, una vita dalla
quale traspare la gioia e la bellezza di vivere il Vangelo e di seguire Cristo”
(papa Francesco – lettera ai
consacrati – 21. (papa Francesco – lettera ai consacrati – 21.11.2014 - passim).
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