domenica 10 maggio 2020

BRICIOLE di PAROLA
...nella meditazione
e preghiera


10 Maggio 2020

Giovanni 14,1-12

Già nei giorni precedenti abbiamo udito questa parola di Gesù. Oggi ci viene rivolta nella sua forma più completa e ci consente di avvicinare, non comprendere, il mistero della sua persona e della sua opera. I discepoli suoi provano un turbamento nel cuore di fronte alle parole del Maestro che non lasciano presagire nulla di buono. Succede anche a noi di avere pensieri che pesano come macigni quando avvertiamo che le cose nella vita non saranno facili come prevedevamo. E’ ciò che possiamo sentire in questi giorni per quanto no cessa di affliggere la nostra persona, le nostre famiglie, i nostri cari, nei vari aspetti dell’esistenza, salute, lavoro, affetti….

E’ difficile, come lo è stato per i discepoli di Gesù, lo stemperarsi del clima di tristezza accumulato in questi mesi, o per il non risolversi di nodi che da tempo ci pesano. L’allentamento o l’uscita da restrizioni di vario genere non sono sufficienti. C’è sempre la paura, l’incertezza, la preoccupazione, la tensione, l’amarezza della delusione. Ben prima del flagello che ci tormenta, ci sono situazioni familiari, personali, prospettive poco allettanti, speranze che non prendono fuoco tentate di spegnersi, sofferenze che solo noi conosciamo … Insomma come fa Gesù a dire “Non sia turbato il vostro cuore”? E aggiunge:  “Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Cos’è questa dimora a cui accenna, il “posto” che Egli andrebbe a prepararci? Cosa centra il Padre?

Innanzitutto la presenza di Gesù in mezzo ai nostri turbamenti, ansie, agitazioni, porta consolazione. E’ la presenza di chi ha dato e dà tutto per il nostro bene. Non fa mancare la sua parola, le sue opere che non sempre sappiamo leggere, la sua amicizia, l’amicizia di Dio, il suo amore, la sua vita, la sua morte per noi.
“Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”: occorre aver fede, prestargli, di più, dargli fiducia senza riprendercela se vediamo che ritarda…nel suo aiuto. Occorre restare fedeli. C’è una sola ragione e forza per la fedeltà: l’amore. Se venisse meno questo, vale a dire la volontà di amare (il sentimento può anche affievolirsi o spegnersi!), allora anche la fedeltà potrebbe vacillare. Succede nelle nostre famiglie e causa turbamento e smarrimento.

In quale modo Gesù porta consolazione, incoraggiamento, speranza? Mostrando con opere e parole, facendone partecipi i suoi amici, la familiarità che tiene con il Padre Suo, il vero volto di Dio: “Chi ha visto me, ha visto il Padre”. Rivela la sorgente  della sua serenità e letizia pur in mezzo anche all’ostilità che incontra. E’ sempre stato il suo sostegno, anche nel momento della massima prova dove non gli è stato risparmiato la senza zione di essere abbandonato da cui subito si è ripreso. Più volte alla sua pace invita i suoi, e non manca di offrirla a loro.

Ci sembrerà strano. E’ come se noi parlassimo con un amico delle nostre disgrazie, di quanto ci angoscia, ci pesa nel cuore, e costui, invece,  ci parla  di ciò che lo entusiasma, lo appassiona, lo infiamma di gioia. A noi parrebbe una beffa, non ci sta ad ascoltare, ci offende, pensa solo a sé, non gli stiamo a cuore…
Ma ne siamo proprio sicuri che nel caso di Gesù sia proprio così? Che Lui si faccia bello con quello che ci racconta, mentre ci lascia nei nostri tristi pensieri quasi rendendoli ancor più pesanti? Certamente non “conosciamo” Gesù, non lo amiamo, non abbiamo con Lui una sincera relazione di amicizia, familiarità, intimità. E se, invece, mettendoci a parte di queste sue cose “segrete”, parlandoci della Sua “dimora”, accennando al “posto che ci prepara” volesse indicarci dove sta la Sua forza d’amore, e condurci a d essa?

Questa dimora, questo posto, ha un indirizzo, ha un …posto! E’ nel cuore del Padre! “Io sono nel Padre e il Padre è in me. Lì vi voglio condurre, nel cuore di Dio! “Vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi”.
Ed io voglio aver fede in Dio e in Lui, Gesù. Lo attendo e lo seguo. Il turbamento non mi travolgerà perché “chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi”. Amen.

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