...nella meditazione
e preghiera
03 Maggio 2020
Domenica IV di Pasqua
At 2,14.36-41
- 1Pt 2,20b-25 -
Gesù, continua risuonare l’annuncio della tua
risurrezione, e noi lo riascoltiamo ormai da tanto tempo. Noi siamo stati
“immersi” in te nel Battesimo, ci viene confermato il perdono dei peccati,
abbiamo ricevuto il dono dello Spirito Santo, lo Spirito che era in te. Come
mai siamo ancora sulla soglia di quella tomba che è il peccato, quando,
addirittura, ne siamo ancora rinchiusi?
Forse due sono gli impedimenti che ancora ci
trattengono. Ce l’hai ricordato anche ieri a conclusione del discorso sul “pane
della vita”: “vi sono tra voi alcuni che
non credono…nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio”
(cfr. Gv 6, 64-65) La mancanza di fede, quindi, è la prima resistenza; la fede
sembra attribuita ad una misteriosa
“concessione” del Padre. In realtà il Padre tuo “vuole che tutti gli
uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (cfr 1 Timoteo
2,4). E allora dove sta il problema? Nella libertà, che è un dono, e nelle
decisioni che gli uomini prendono, e che ci ricordano la nostra responsabilità.
E’ la libertà che decide di amare e di
non seguire il mondo: “Salvatevi da
questa generazione perversa!”.
Come posso, Gesù, salvarmi quando sono aggredito, ammaliato,
ingannato, da ciò che non è il mio vero bene, da ciò che non è per la vita, ma
per la morte? Come faccio a salvarmi da quello spirito di mondanità, subdolo, come
lo chiama Papa Francesco, tremendo virus che soffoca, spegne lentamente la vita
che Dio ha seminato me?
Una cosa mi è chiara anche se non di facile
attuazione. Scrive Pietro nella sua lettera dopo aver risposto a coloro che gli
chiedevano cosa fare: “Carissimi, se,
facendo il bene, sopporterete con pazienza la sofferenza, ciò sarà gradito
davanti a Dio. A questo infatti siete stati chiamati, perché anche Cristo patì
per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme…” (1Pt
2,20b-25).
E’ indubbio che andare controcorrente, astenermi dal
compiere il male, dal seguire gli idoli in cui cerco sicurezza, oppure anche
dibattere per sapere quale sia la cosa che fa il mio vero bene, indicare un
possibile percorso di verità da condividere con altri che si sono fatti
indifferenti od ostili… è grande sofferenza. Non solo per la contestazione, la
derisione, e gli impedimenti che mi sono messi davanti, ma anche perché amo i
miei cari ai quali mi rivolgo con la testimonianza umile e chiara, con parole
che non vogliono insegnare consapevole che anch’io ho ancora molto da imparare.
E’ una sofferenza che crocifigge: “Cristo
patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme”. Egli è “pastore e custode delle vostre anime”.
Pastore “bello”, sei Gesù, il Pastore buono che porta
a salvezza le “sue” pecore: “io sono venuto perché abbiano la vita e
l'abbiano in abbondanza”. Quell’aggettivo “sue” è talmente vero e bello che non ha nulla di “possessivo”; sei
il pastore che si sente “posseduto” dall’amore per coloro che il “guardiano” ti ha affidato. Mi piace pensarlo
così il Padre tuo, il “guardiano”, colui
che “apre” al Figlio il proprio
cuore, lo fa partecipe di quanto tiene in cuore, lo coinvolge in una missione
di amore e di salvezza. E tu, Figlio “pastore”, rispondi con il Tuo “eccomi!”
E a me, una delle “tue” pecore, dici: “Io sono la porta: se uno entra attraverso
di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”. L’ “entrare e
uscire” è significativo di una grande libertà che mi dai; libertà da cose,
idoli, catene, blocchi, prigioni….ipocrisia, egoismi, orgoglio…peccato! Il
“trovare” è promessa di “pascoli erbosi” su cui mi fai risposare e di “acque tranquille”
a cui mi conduci e mi disseti; dove “bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti
i giorni della mia vita” (Salmo 22). Tutto
questo è Amore, e più nulla con te mi manca. Amen.
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