domenica 24 maggio 2020

BRICIOLE di PAROLA
... nella meditazione
e preghiera



Ascensione di Gesù – 24.05.2020

Atti 1,1-11   -   Efesini 1,17-23   -   Matteo 28,16-20

Carissime/i, riprendiamo in questi  giorni la nostra convivenza, la vita comunitaria, tutte le nostre relazioni. C’è una parola che abita il nostro animo, come desiderio e preoccupazione, come impegno: “sicurezza”. Mascherine, guanti, distanze, gel igienizzante, sanificazioni… con serietà e assoluta responsabilità. E’ in gioco la salute nostra e degli altri, è rispetto e valorizzazione di tanti sacrifici compiuti, di vite donate per aiutare chi era in difficoltà e pericolo. Perciò è doveroso che questa parola guidi la ripresa della nostra esistenza comunitaria. Ma si tratta ben sempre di una sicurezza… esteriore. Certamente non basta per aver pace, tranquillità, serenità, fiducia, sorriso. Abbiamo bisogno di una sicurezza… “dentro”. “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Questa è la sicurezza nostra che niente e nessuno potrà mai toglierci: Gesù è con noi, e lo sarà in noi con il dono dello Spirito Santo che scenderà su di noi. Anzi, che già ci è stato dato con Battesimo, presenza che la prossima solennità della Pentecoste confermerà con tutta la sua forza per farci testimoni di Gesù ovunque, fino ai confini della terra.

 Questa espressione “fino ai confini della terra”, va ben oltre un’indicazione geografica. I “confini della terra” sono là dove non ne possiamo più, dove siamo arrivati al limite delle nostre forze, del nostro impegno, e non abbiamo più speranze; “i confini della terra” sono come una prigione e vorrebbero impedirci di… “andare in cielo”, cioè di godere la pienezza della vita e dell’amore. E mentre ci avviciniamo a questa pienezza, ci impediscono persino di godere dei frammenti della sua bellezza che qui ci sono pure dati e affidati alla nostra custodia. Vogliamo “alzare gli occhi al cielo” non come umiliante ammissione della nostra impotenza a varcare i limiti che ci fanno soffrire, ma come desiderio che allarga sempre più il cuore. Questo desiderio non è errato, non ci distrae dal camminare sulla terra. Dà ai nostri passi leggerezza, al nostro volto sorriso, alla nostra fatica gioia, all’amore che qui ci doniamo una sete ancora più grande di esso. Fissare il cielo non è dimenticare la terra, ma percorrerla annunciando a tutti la verità : “la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria”.

“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo, sino ai confini della vostra esistenza, fino al massimo delle vostre forze”. La presenza di Gesù, lo sguardo rivolto al cielo, a proposito del quale sono ripresi i suoi discepoli  che lo vedono e lo temono allontanarsi, non è per una quieta rassegnazione o mesta consolazione perché qualcosa è finito. No. L’assicurazione che Egli non ci abbandona, i nostri occhi su Gesù, “elevato in alto”, cioè avendone la conferma che Egli è il Signore e nostro Dio, dicono il mandato che ci viene affidato : “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato”. Altro che distrarsi con pensieri di cielo! Il compito che ci attende è quello di continuare l’opera di Gesù, di realizzare quella storia di amore che ha portato Dio a mandare il Figlio a dare salvezza al mondo. Forse in noi c’è ancora una resistenza  com’era pure nei discepoli suoi, ma c’è anche un segno di rispetto e di affetto verso il Maestro loro. “Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono”. Contemporaneamente: affetto e dubbio. Come li mettiamo insieme? Non è un problema nostro. Gesù lo supera con un atto di immensa fiducia e che dice che il suo amore per gli amici come li ha voluti e chiamati è molto più grande, ed è la nostra forza! Il mio alzare gli occhia al cielo e desiderarlo, il mio camminare sulla terra con responsabilità… viene da questa fiducia.

Preghiamo lo Spirito la cui conferma attendiamo nella Pentecoste prossima, perché si realizzi la parola, la benedizione che Paolo invoca sui cristiani di Efeso: “il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore".

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