lunedì 4 maggio 2020

BRICIOLE di PAROLA
...nella meditazione
e preghiera


04Maggio 2020

Salmo 41 e Giovanni 10,11-18

“L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente”
Con la confessione di tale desiderio, accolgo la parola del Pastore: conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me”. La mia “sete”, il mio desiderio, è la conoscenza di Dio, ma ancora prima che io possa manifestarlo, tanto meno realizzarlo, io sono “conosciuto” da Lui, che nel Pastore inviato mi è vicino.
Questa “conoscenza” è relazione di amicizia, familiarità, intimità, di tenerezza reciproca. Tale relazione avviene quando io mi “lascio conoscere”, cioè amare; e amare è aprirsi, non è solo riversarsi sugli altri, a volte quasi soffocandoli, ma “lasciarsi amare”, aprendo loro uno spiraglio nel nostro cuore perché mi “conoscano” e possano… amarmi, così come riescono. Di lì, cresceranno nell’amore! Amare è dare agli altri questa possibilità: crescere nell’amore!
Anche Gesù a cui mi apro, mi… ama. Mi “conosce”, ha ben presente pregi e difetti miei, progetti e speranze che ho dentro; i miei peccati per perdonarli e i sentieri impervi per accompagnarmi. Mi apro a Lui per … lasciarmi amare! Gli dò l’occasione per amarmi. E’ venuto per questo! E’ così che gli mostro che gli voglio bene: lasciandomi amare!

Se mi lascio amare, anch’io lo conoscerò sempre di più, sempre meglio. Scoprirò che il segreto del suo amore per me, lo stile, l’ispirazione, la fedeltà, stanno nella sua relazione con il Padre : “così come il Padre conosce me e io conosco il Padre”. E poiché questa relazione ha fatto di Lui il Risorto, una relazione più forte della morte, allora la mia vita starà nel seguire Gesù, e entrando nella Sua relazione con il Padre, non temerò più nessuna morte.

Quindi, quella “sete” di Dio che porto nella mia anima, nel più profondo di me stesso non resterà disattesa, troverà invece pace! Non si estinguerà se non in cielo, ma intanto qui sarà nella pace! E’ la “sete” più vera che io porto nel cuore, e tutto quello di buono, che io assaporo in questo mondo, anche le relazioni più care, non fa altro che tenere viva. Ed è bello che sia così: sempre di più, sempre di più… Avanziamo di “sete in sete”, di gioia in gioia! E se, invece, siamo fermi o avanziamo di sofferenza in sofferenza, forse è perché la nostra “sete” l’abbiamo rivolta altrove.

“Manda, Signore, la tua luce e la tua verità: siano esse a guidarmi. Tu, mia gioiosa esultanza”.

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