...nella meditazione
e preghiera
02 Maggio 2020
Giovanni 6,60-69
Non facciamoci illusioni! I discorsi più preparati,
le parole più belle, le prediche più ispirate, sono respinte al mittente.
L’esperienza di Gesù insegna. Alla sinagoga di Nazareth aveva rischiato il
linciaggio, nelle discussioni con scribi
e farisei aveva ottenuto insulti e derisione, a conclusione del discorso sul
“pane della vita”, “molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano
più con lui” (Gv 6,69).
Vuoi che le mie povere “briciole di Parola”, qui o
altrove, abbiano un risultato differente? Mah!
No, non è scoramento nel cuore o denuncia verso la
durezza altrui, assolutamente. E’ consapevolezza che la Parola del vangelo va
annunciata “opportune et inopportune”, cioè sia quando è accolta sia quando può
trovare chiusura. E questo vale per me, come può valere per ogni discepolo del
Signore, a casa, in famiglia, al lavoro, nelle relazioni con gli altri… Ci si
può sentire rispondere: “ Questa parola è dura. Queste cose che dici non stanno
né in cielo né in terra”. E vedere, e lasciare, che quelli che vorremmo
tenessero a cuore quanto con verità e passione trasmettiamo loro, se ne vadano
per altra via.
Come continuare nel nostro annuncio? Esso si fa
testimonianza, si fa amore per Chi annunciamo e per quanto ci viene insegnato a
portare nell’annuncio. In questo amore possiamo anche essere fragili, avere
momenti di debolezza e mancare… E’ pure capitato a Pietro che già altre volte, come alla conclusione
del discorso di Gesù, aveva detto di volerlo seguire, non abbandonare. Ha
espresso la sua fiducia nel Maestro: “Signore,
da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto
che tu sei il Santo di Dio”.
Non temo l’insuccesso delle mie parole, e il voltar
le spalle di coloro a cui predico. Posso temere la mia debolezza e indegnità,
ma anche da questa mi recupererà Gesù e mi salverà. Sì, ma gli altri? Sono la
pena, la croce…dell’amore! Quelli che il Padre mi ha dato!
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