...nella meditazione
e preghiera
06Maggio 2020
Giovanni 12,44-50
Può esistere un mondo senza luce? Riuscite a
pensarlo? Ve lo immaginate? No, il mondo richiede la luce, ha bisogno della
luce per esserci, per avere vita! “La
terra era informe e deserta”, dice Genesi 1,2. E “Dio disse: «Sia la luce!»” rivela Genesi 1,3. La luce consente al
mondo di esistere. E il mondo diventa…luce! Finché la accoglie; e, più luce
uguale più vita, vita in abbondanza (cfr Gv 10,10).
“Io sono
venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle
tenebre” (Gv 12,46) Non accolta
dalle tenebre, il mondo rimane nella morte, nella sua insignificanza, non
senso, e così anche chi non crede. La funzione della luce? Illuminare, togliere
dalle tenebre e permettere la “conoscenza”. Questa parola è diventata familiare
nell’ascoltare Gesù in questi giorni, là dove parla che tra lui e coloro che il
Padre gli ha affidato, tra Lui e il Padre stesso, la relazione è di
“conoscenza”, cioè di familiarità, amicizia, amore, di intimità….E quando
andavamo a dottrina cristiana, da piccoli, ci hanno insegnato che Dio ci ha
creato per “conoscerlo ecc…”.
La luce che è Gesù ci consente di “vedere il
Padre”, di godere con Lui un rapporto di amore, di confidenza. Le prime tenebre
sono l’ignoranza, avere di Dio un ‘idea sbagliata…un Dio assente, capriccioso,
terribile, ingiusto ecc… Dio non ha
avuto un’idea quando ha creato il mondo, ha avuto un eccesso di amore. E noi di
Dio non possiamo avere un’idea per quanto giusta, ma solo amore, una conoscenza
che è amore. Poi le tenebre s’infittiscono quando noi, coltivando un’idea
sbagliata o meglio, mancanza d’amore verso di Lui, ma anche su noi stessi,
scegliamo ciò che luce e riflesso della luce non è, va adire il peccato. Cioè
non scegliamo Gesù, non ascoltiamo le sue parole. Così ci condanniamo
all’oscurità più fitta, anche se diciamo di vedere! Le parole di Gesù respinte
sono a nostra infelicità!
Oltre la luce che ci fa conoscere il Padre, ecco la
“parola”: “Il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e
che cosa devo dire” (Gv 12,49).
Così Gesù che ci fa conoscere la Sua volontà, in
cui risiede la nostra salvezza. “Le cose
dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me” (Gv 12,50),
e non possiamo ignorarle né lasciarle cadere nel vuoto. Ricordiamo quanto disse
Pietro a Gesù consapevole di dire parole che solamente lo Spirito permette di
accogliere: “Dove vuoi che andiamo? Tu hai parole di vita eterna”.
Di “luce” e
“parola” abbiamo bisogno, allora, perché Dio continui ad incarnarsi nella
nostra umanità, a partire dai nostri sensi e arrivare al cuore. Né ciechi, né
sordi, siamo figli di Dio. Non saremo muti per glorificare il Padre nostro!
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