venerdì 15 maggio 2020

BRICIOLE di PAROLA
...nella meditazione
e preghiera

             
14/15 Maggio 2020 –

Giovanni 15,9-17

Sarebbe bello percorrere il Vangelo e cogliere come il Padre ha amato Gesù e vedere come questo stesso amore e la modalità di donarlo Gesù l’abbia riversato sui discepoli/amici: “…così io ho amato voi”.  Questo ascolto lo rimandiamo ad altro momento. Oggi ci lasciamo toccare dalla “preghiera” che Gesù rivolge ai suoi. “Vi prego”, sembra dire, “rimanete nel mio amore”, quello che io ricevo dal Padre.
“Rimanete”: non è il tralcio innestato nella vite che arricchisce questa di sé, anche se tutta la linfa che scorre in essa, per sua natura, ha bisogno di…diffondersi. Il bene, infatti, è estensivo di sé! In quel “rimanete in me” comprendo che non sono io che amo per primo il mio Signore e Maestro, ma che mi è offerto di gustare il Suo, di vivere del suo. Spesso noi pensiamo di dover amare il Signore, ed è cosa vera, ma prima dobbiamo stare nel Suo amore, rimanere nel Suo affetto, cioè lasciarci amare! Verrà il momento di corrispondere, e lo Spirito ci aiuterà, ma intanto stiamo, non rinunciamo, rimaniamo, gustiamo quello che Gesù nutre per noi, di cui nutre noi. Il tralcio vive della linfa della vite, se si stacca, muore! Sembra dire Gesù : “approfittate dell’amore che ho avuto e che ho per voi, del bene che vi voglio, rimanete in esso, non allontanatevi, non pensate di poter far senza. Sarete rami secchi. Credete al mio amore per voi. Poi mi amerete!”

“Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore”, lo gusterete! “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”.
E’ un amore che, per chi vive in esso, arriva dare la vita, nel senso che sacrifica se stesso, ma anche nel senso che partecipa di sé e di quanto di più personale, familiare, intimo possiede. Non basta sacrificarsi e morire per gli altri, ma che questi siano o diventino “ amici”, coloro con i quali condividere le cose più “segrete”: “vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal padre mio, l’ho fatto conoscere a voi”. Esporre e donare la ricchezza interiore non è da tutti e per tutti! Non è una costrizione, e Gesù “ha scelto” di farlo e di farlo con alcuni, a beneficio poi di tutti. Sì, l’amicizia, la vicinanza, l’affetto, la confidenza  di cui egli mi mette a parte è per un frutto che rimane perché tutti ne possano gustare. “Che vi amiate gli uni gli altri”. Sarà anche un comando, ma mi piace pensarlo come frutto del Suo amore in cui rimango. “Signore, comandami quello che vuoi, ma dammi quello che mi comandi” (cfr. Agostino).

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