...nella meditazione
e preghiera
14/15 Maggio 2020 –
Giovanni 15,9-17
Sarebbe bello percorrere il Vangelo e cogliere come
il Padre ha amato Gesù e vedere come questo stesso amore e la modalità di
donarlo Gesù l’abbia riversato sui discepoli/amici: “…così io ho amato voi”.
Questo ascolto lo rimandiamo ad altro momento. Oggi ci lasciamo toccare
dalla “preghiera” che Gesù rivolge ai suoi. “Vi prego”, sembra dire, “rimanete nel mio amore”, quello che io
ricevo dal Padre.
“Rimanete”:
non è il tralcio innestato nella vite che arricchisce questa di sé, anche se
tutta la linfa che scorre in essa, per sua natura, ha bisogno di…diffondersi.
Il bene, infatti, è estensivo di sé! In quel “rimanete in me” comprendo che non sono io che amo per primo il mio
Signore e Maestro, ma che mi è offerto di gustare il Suo, di vivere del suo.
Spesso noi pensiamo di dover amare il Signore, ed è cosa vera, ma prima
dobbiamo stare nel Suo amore, rimanere nel Suo affetto, cioè lasciarci amare!
Verrà il momento di corrispondere, e lo Spirito ci aiuterà, ma intanto stiamo,
non rinunciamo, rimaniamo, gustiamo quello che Gesù nutre per noi, di cui nutre
noi. Il tralcio vive della linfa della vite, se si stacca, muore! Sembra dire
Gesù : “approfittate dell’amore che ho avuto e che ho per voi, del bene che vi
voglio, rimanete in esso, non allontanatevi, non pensate di poter far senza.
Sarete rami secchi. Credete al mio amore per voi. Poi mi amerete!”
“Se
osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore”, lo gusterete! “Questo è il mio comandamento: che vi amiate
gli uni gli altri come io ho amato voi”.
E’ un amore che, per chi vive in esso, arriva dare
la vita, nel senso che sacrifica se stesso, ma anche nel senso che partecipa di
sé e di quanto di più personale, familiare, intimo possiede. Non basta
sacrificarsi e morire per gli altri, ma che questi siano o diventino “ amici”,
coloro con i quali condividere le cose più “segrete”: “vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal padre mio,
l’ho fatto conoscere a voi”. Esporre e donare la ricchezza interiore non è da
tutti e per tutti! Non è una costrizione, e Gesù “ha scelto” di farlo e di
farlo con alcuni, a beneficio poi di tutti. Sì, l’amicizia, la vicinanza,
l’affetto, la confidenza di cui egli mi
mette a parte è per un frutto che rimane perché tutti ne possano gustare. “Che vi amiate gli uni gli altri”. Sarà
anche un comando, ma mi piace pensarlo come frutto del Suo amore in cui
rimango. “Signore, comandami quello che vuoi, ma dammi quello che mi comandi”
(cfr. Agostino).
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