...nella meditazione
e preghiera
05Maggio 2020
Giovanni 10,22-30
Faccio mia la domanda dei Giudei che interrogano
Gesù. Vogliono sapere di più sulla sua identità. Io, invece, me ne servo perché
sono tentato di scoramento e sconforto a fronte della situazione in cui siamo: “Fino a quando ci terrai nell’incertezza…
fino a quando ancora durerà questa prova, questa sofferenza? Fino a quando la
paura, la prigionia interiore, la tristezza di vedere impedite le relazioni più
care…?”. Non posso far tacere questa domanda che ogni mattina si sveglia con
me, che durante il giorno mi mortifica, e che alla sera mi pesa per non aver
avuto risposta! Ed è nei riguardi della situazione che mi è chiesto di accettare e vivere con responsabilità, nella
speranza di una soluzione. Ma non posso esimermi dall’insistere nel fare
presente al mio Pastore la pena che io e tanti altri portiamo dentro. E’ la mia
preghiera: “Fino a quando, Signore!”.
Egli, che conosce e vive con me la prova, e non mancherà di rassicurarmi,
chiedendomi fiducia.
Intanto, la segnalazione che “Gesù camminava nel tempio, nel portico di Salomone”, mi fa sapere
che Egli non è lontano, è qui, “passeggia” tra noi, condivide la situazione,
avverte certamente il peso e l’impazienza che mi prendono. Non so se anche Lui
mette la mascherina! Ma non importa! Della sua familiare presenza, qualcuno mi
ha raccomandato di ringraziare e gioire, invece che stare nell’ansia e nella
tristezza. Già questo è segno di fede: nell’incertezza camminare a fianco Suo, perché
Egli è tra noi. E allora dentro mi è dato di avvertire qualcosa, che sa di
pace, e che vince la paura! E “testimonia” di Lui, della “salvezza” che Egli è.
E poi ci sono le sue parole. “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi
seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno
le strapperà dalla mia mano”. Per la relazione di amicizia e di affetto che
tiene con noi, dà la vita “di qualità d’amore” che nemmeno la morte può
distruggere; nessuno di chi ascolta la sua voce si perderà, nessuno gli sarà
strappato.
Mentre io mi preoccupo e godo di essere tra le sue
pecore, di ascoltare la sua voce, di sapere che Egli mi conosce, non posso non
provare un po’ di tristezza per coloro che invece non lo ascoltano e non lo
seguono. Ma poi penso che il “camminare” di Gesù tra noi non si ferma ed egli
troverà modo di attirare l’attenzione, di far breccia anche nel cuore dei più incerti
o indifferenti. Se da parte mia so “vedere la grazia di Dio e rallegrarmi” di
essa, magari concorrerò a svegliare i più distratti e a toccare i più induriti.
Per questo non voglio rimanere nella pesantezza e tristezza del momento, ma
saper dire con letizia nel cuore: “grazie, Gesù, tu cammini tra noi, con noi”.
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