...nell'omelia
2° Quaresima A – 08.03.2020
Genesi 12,1-4
- 2Timoteo 1,8-10 - Matteo 17,1-9
La Parola del Signore abita la mia vita, percorre
con me il cammino di questa singolare Quaresima, mi fa cogliere l’opportunità
di conversione e di bene in quello che sta succedendo, così carico di timori e
angosce.
Tre comandi, inviti pressanti, o accorati, sapendo
da che Amore vengono, mi sono dati affinché io muova i miei passi, non rimanga mortificato,
senza forze e privo di speranza.
“Il Signore disse ad Abram: «Vàttene
dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra
che io ti indicherò. Farò di te una grande nazione e ti benedirò, renderò
grande il tuo nome e possa tu essere una benedizione.”
La
situazione di prova in cui mi trovo porta con sé il comando del Signore a
lasciare, forse, la condizione in cui mi sono rassicurato, ho costruito la mia
sicurezza o benessere, in cui mi sono seduto. Ecco, allora, io leggo tutto
quello che accade come una forte chiamata a cambiare posizione, a muovermi in
un’altra direzione, a cercare altre sicurezze che “la parentela, la casa, la terra”, i beni legittimi che possono diventare
i miei idoli, una prigione dorata.
Ma
c’è di più. Il Signore non mi scomoda perché invidioso del mio benessere, ma per darmi qualcosa che va oltre, e cioè la
sua benedizione. Non si va mai in peggio, ma in meglio! Anche se non so cosa m’aspetta
o dove mi porterà questa vicenda, sarà comunque la benedizione ad accogliermi o
a raggiungermi. Fosse pure una conoscenza nuova del Suo amore! Della sua
presenza! “Tutto sarà bene” (Giuliana
di Norwich, mistica, 1342-1416).
“… con la forza di Dio, soffri con me…
per il Vangelo. …secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata
data in Cristo Gesù …salvatore nostro.. Egli ha vinto la morte …”.
Lasciare,
cambiare, partire è un po’ morire! “Soffri” per questa “buona notizia”, per la
benedizione che ti attende secondo il disegni e la benevolenza di Dio, la sua
volontà di bene per te, per tutti noi, per il mondo! Non mi è facile fidarmi
del Signore quando sono nella prova e non mi è chiaro dove andrò e come finirà
se lascio le mie sicurezze, se non curo le mie doverose difese. Per questo c’è
sofferenza e fatica, e solamente insieme (“con
me”) mi è possibile mettermi in cammino. La condivisione con tante persone e
famiglie ancora più disagiate o spaventate di me non è per aumentare i lamenti,
la separazione, la corsa al “si salvi chi può”, ma per sostenerci, farci
coraggio, invitarci ad essere corresponsabili anche nell’osservare le norme che
ci sono date, e nel confidare nell’aiuto del Signore stesso.
Quanto
sia importante quel “con me” lo sento
in questi giorni dove la mancanza più pesante il vuoto più mi è amaro, io che
posso celebrare “privatamente” la S. Messa, è l’assenza della comunità di
fratelli e sorelle nella fede. La “grazia” del Signore, comunque, già mi e ci è
stata data in Cristo Gesù. In Lui io credo siamo uniti, “un corpo solo, un’anima
sola”. Lui rimane il riferimento a cui guardare; e della sua presenza certa,
anche se per tanti viene a mancare il segno eucaristico, possiamo ancora nutrirci
con la preghiera, l’adorazione personale, e la carità reciproca. Facendo “sacro”
e benedetto quanto ci è imposto dalla situazione attuale!
“Alzatevi e non temete” è la terza forte parola. Viene, appunto, da Gesù, il Figlio mio, l’amato del Padre, che da
costui ci è comandato di ascoltare: “Ascoltatelo”.
In Gesù, il cui aspetto, nel momento della passione, sarà sfigurato tanto da
non apparire umano, sono una bellezza, uno splendore, una limpidezza, una luce che
Egli partecipa a noi per la grazia che già ci è data nel Battesimo, nei Sacramenti,
e nell’incontro quotidiano con la sua persona, una “verità” che nessun virus,
nemmeno quello terribile e mortale del peccato, può negare o fermare. Questa “verità”
è il mio compiacimento, confessa il
Padre.
Ora
tale amore, anche se io non sono in grado di comprendere, come i tre discepoli
sul Tabor, testimoni della trasfigurazione di Gesù, “accecato dalla luce” tanto
che in qualche momento si fa …tenebra; e soprattutto il comando del Padre (“Ascoltatelo”) e la parola, con cui Gesù scuote i suoi amici (“Alzatevi e non temete”) sono davvero la
benedizione che già ora mi raggiunge, e da cui voglio lasciarmi toccare. Ogni
volta, poi, che io dico “alzati e non temere” a chi, per qualche ragione,
prova, sofferenza, è prostrato; meglio
ancora, “alziamoci e non cediamo alla paura”, lì è la benedizione, lì è la
terra promessa, lì è la vita. Lì è il Vangelo, lì è l’amore, lì è Dio! Allora
possiamo “scendere la monte” con Gesù. Ne saliremo un altro, da Lui portati, ma
sarà per dare la vita che… vince la morte!
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