domenica 15 marzo 2020

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia


3° Quaresima A – 15.03.2020

Esodo 17,3-7   -  Romani 5,1-8  -  Giovanni 4,5-42

Io, segregato in casa, io, in assalto al supermercato, io, con la mascherina, io, spaventato da sintomi, io, al telefono dell’emergenza, io, allontanato dai miei cari, io, se fortunato, in un posto d’ospedale, io, mi manca l’aria, io, respiro a fatica, io, ho la polmonite, io, intubato, io, sul crinale dell’esistenza e non mollo…Io sono quella donna di Samaria che va ad attingere acqua. Ecco la mia sete! E La mia acqua? L’acqua di cui ho bisogno e in cui ripongo speranza di vita?

La relazione bella con i miei cari e con quanti mi sono attorno, il disporre delle cose per un giusto, a volte un po’ di più, benessere, magari da condividere; godere buona salute, non conoscere malattia, respirare la bellezza della vita e dell’amore, progredire nel gustare la vita, anzi esserne sazi di vita e d’amore. Sempre che si possa essere sazi! Ne dubito, io sono fatto per una misura incalcolabile di vita, d’amore, di felicità. Una misura divina, anche se per il momento in una capacità umana. Qui è l’acqua per la mia sete! Ma basta a calmare la sete? E quanta ne potrò attingere?

Conosco in quest’ora, “la più calda del giorno”, la mia sete; vedo la sete, e le seti, di altri, del mondo sorpreso da una singolare siccità, e sofferente per la conseguente aridità. Più aridità che siccità. Infatti le risorse sulle quali ho contato, e conto ancora, si stanno esaurendo; il “pozzo” di casa mia si fa cisterna secca; il caldo e la sete non si spengono. Sì, forse c’è anche siccità. Ma perché il cielo l’abbiamo chiuso noi, io e voi. Il cielo si era aperto un giorno, ed è sempre rimasto aperto. Quel giorno al Giordano ci era stato assicurato! Il cielo, invece, l’abbiamo chiuso noi, intenti a irrigare la terra con le sole nostre forze, contando unicamente sulle nostre capacità di far fiorire la vita e gustarne i frutti.  Ora, riconoscendo e confessando “il vero”, come la donna di Samaria, le mie esagerazioni, presunzioni ed errori, l’aiuto dall’alto non mi è negato. “Sono io, che parlo con te”, dice Gesù.

Gesù mi precede, mi attende, mi incontra lì nei luoghi di vita dove la sete è bruciante; Gesù vuole provare, anzi condividere la mia sete di vita, di salute, di amore, di serenità, di libertà, di fiducia, di bene, di felicità, al pozzo quotidiano. Presso il tentativo che io faccio continuamente e mai finito di calmare il cuore, di liberarmi da ansia, paura, vergogna, di giustificare anche il mio peccato, sì, presso questa fatica che a me,  a volte, sa di condanna a cui io mi sono rassegnato, lì è il cielo! Lì il male che mi affligge, non ha più vita. Muore!

Perché lì l’amore di Dio mi accoglie, e lì finisce la siccità! Presso il mio pozzo quotidiano! Gesù non solo mi guida a rendermi conto che se io patisco sete, solitudine, smarrimento, paura, impotenza di fronte al male, al “virus” che mi tormenta e mi minaccia, è forse perché ho cercato e m’ intestardisco  a cercare acqua nell’aridità del cuore e dello spirito, in cisterne screpolate e fangose. 

Perché lì, senza giudicare che non sia un aprirmi gli occhi, soprattutto si dona, si offre, come “acqua che zampilla per la vita eterna”; quell’ “acqua che io gli darò”, e per cui io “non avrò più sete in eterno”, m’assicura Gesù. Non solo sarà soddisfatto il mio bisogno, provvidenziale risorsa avrà la mia necessità, ma, toccata e guarita dal cielo, cioè dalla grazia di Dio, dall’incontro con Gesù, anche la mia terra, cioè la condizione in cui mi trovo, qualunque sia, potrà offrire bella, dissetante ospitalità a chi ancora non conosce o ha smarrito la sorgente inesauribile dell’amore, “acqua che zampilla per la vita eterna”.

La speranza poi non delude. Infatti “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito”, anche nel mio. Sono amato, atteso, visitato, dissetato, guarito, salvato. E, a mia volta, voglio amare, accogliere, posso dissetare, e, come la donna di Samaria, al termine dell’incontro con Gesù, parlare di Lui a tutti; di Gesù che, grazie all’amore di Dio verso di noi, peccatori, è morto lasciando sgorgare dal suo fianco squarciato l’acqua viva della misericordia. “Vieni samaritana, bevi samaritana, credi samaritana!”.

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