...nell'omelia
Quaresima 2020
20 marzo 2020
Osea 14,2-10 e Matteo12,28-34
Dalla protezione di S. Giuseppe, invocata ieri
nella sua festa, all’intercessione di Maria a cui ci siamo affidati ieri sera,
alla tenerezza di Dio che ci assicura che possiamo “salvarci dagli sbandamenti
umani” (preghiera alla Messa). Ce lo dice con un accorato invito: “Torna,
Israele, al Signore, tuo Dio, poiché hai inciampato nella tua iniquità. Preparate
le parole da dire e tornate al Signore; ditegli: Togli ogni iniquità, accetta
ciò che è bene:…la lode delle nostre labbra” (Osea 14,3)
La protezione di Giuseppe ha difeso il Bambino, la
Madre, la famiglia, dalla furia virulenta e omicida di Erode. Egli si è fidato di
Dio che gli chiedeva di credere in un progetto, di affidarsi alla sua parola.
Non ha chiesto spiegazioni a nessuno, neppure a Maria. Ha obbedito a Dio, all’Amore
verso la sua sposa, a quel piccolo che
ha fatto suo. Se unita era quella piccola sconosciuta e singolare famiglia,
nella prova lo è certamente diventata ancor più, poiché in essa si condivideva l’
“avvenga per me secondo la tua parola” (Luca 1,38).
L’invocazione a Maria ha unito in una grande
comunione spirituale di affetti e di preghiera tante nostre famiglie. Credenti,
probabilmente si sono uniti anche tanti non abituati a rivolgersi al Signore,
ma toccati in modo misterioso da timori, ansie, sofferenze, tutte “attenzioni”
che, lo si voglia o no, poiché appartengono alla natura della creatura sono
invocazione di salvezza che Dio non disdegna , non lascia cadere nel vuoto. E’
stato un grande momento di quell’umanità bisognosa che non sfugge alla Madre.
Ella è attenta e sensibile, come a Cana di Galilea, delle conseguenze di una
privazione, quella della salute e della vita, che ci getta nel panico e ci
consegna nella morte.
Siamo alla vigilia della Festa dell’Annunciazione,
e in questi giorni , come nella ricorrenza del Suo sì al progetto dell’Altissimo,
ella non cesserà di inoltrare a Dio la sua e la nostra supplica. Verrà lo
Spirito Santo ad occupare quel posto che il male vorrebbe far suo e trascinare
nell’infelicità. “Da locum Spiritui Sancto”, “cedi il posto allo Spirito Santo”,
si comanda là dove vuole prevalere il male; là dove, nel nome della SS.Trinità,
e per la presenza della Donna che lo
schiaccia, è imposto di allontanarsi a chi ne approfitta del male e lo istiga.
Lo fa la Chiesa nella sua preghiera; lo facciamo noi con le nostre grida,
lacrime. Con fede e con speranza. Tutto è possibile a chi crede (cfr Marco
9,23).
Nei giorni scorsi la Parola del Signore, propria di
questa Quaresima, più volte ci ricordava e descriveva la condizione triste
miserevole a causa dei nostri peccati. Ci invitava e ci invita ancora a
riconoscerli, a pentirci della condotta in cui ci siamo messi allontanandoci da
Dio con indifferenza; non né abbiamo più voluto sapere, l’abbiamo deriso e snobbato,
bestemmiato. Con l’egoismo abbiamo
scelto gli idoli. Tutto ciò da cui ci siamo lasciati sedurre e incatenare. Siamo
inciampati nelle nostre iniquità! Ci siamo fatti male con le nostre mani! Ma tutto
questo non è ragione né di scoraggiamento, né di rassegnazione, né di
disperazione. Perché il Signore, come padre amorevole, come madre instancabile,
non smette i suoi inviti: “Torna, Israele, al Signore, tuo Dio…”; e ancora: sono
“come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chino su di lui per dargli da
mangiare” (cfr. Osea 11,4).
Non contiamo più, o almeno non contiamo più sulle
sole nostre forze, attenzioni, provvedimenti. Non bastano. Sono tutte cose assolutamente
doverose e le norme vanno osservate con piena responsabilità!!!! Che il Signore
illumini quanti sono preposti alla sicurezza nel guidarci. Ma è ora di
confidare più che mai, decisamente e con volontà di sincera conversione, di
ritornare a Signore, nostro Dio, di contare nella Sua infinita, potente,
Misericordia. Maria, Madre di Misericordia, può fare molto se noi ci consegniamo
alla sua intercessione, e in questi giorni intensifichiamo la preghiera del
Rosario; e con essa, l’amore reciproco, il distacco dai nostri idoli.
“Assur non ci salverà, non cavalcheremo più su
cavalli, né chiameremo più "dio nostro" l'opera delle nostre mani, perché
presso di te l'orfano trova misericordia" (Osea 14,4).
E poi c’è tutta la bellezza primaverile, e non
solo, che riprende, ci stupisce, ci commuove, e ci darà gioia: “Sarò come rugiada per Israele; fiorirà come
un giglio e metterà radici come un albero del Libano, si spanderanno i suoi
germogli e avrà la bellezza dell'olivo e la fragranza del Libano. Ritorneranno
a sedersi alla mia ombra, faranno rivivere il grano, fioriranno come le vigne, saranno
famosi come il vino del Libano” (Osea 14,6-8).
Carissime/i, nel dialogo che ha con lo scriba
(Matteo 12,28-34), Gesù non risponde esattamente perché ha “studiato” la legge a
proposito dell’amore, ma perché Egli stesso è l’Amore di Dio. Allora quella promessa
di cui parla il profeta Osea si realizza proprio attraverso Gesù fatto carne in
Maria, venuto a vivere e rimanere, mediante lo Spirito, con noi. La salvezza viene da Gesù, Maria né il grembo
che lo dà alla luce! Lei supplichiamo con insistente affetto: “a te ricorriamo
gementi e piangenti in questa valle di lacrime, rivolgi a noi gli occhi tuoi
misericordiosi, mostraci ORA il tuo Figlio Gesù, o clemente o pia o dolce
vergine e nostra madre Maria”.
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