...nella meditazione
Quaresima 2020
24 marzo 2020
Ezechiele 47,1-9.12
e Giovanni 5,1-16
Un uomo infermo stava, con altri, ai bordi ai bordi
della piscina, chiamata in ebraico
Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi,
ciechi, zoppi e paralitici.
Due possibilità di guarigione aveva. Lui ne
conosceva solamente una: scendere e bagnarsi in quell’acqua “miracolosa” per
porre fine alla sua infermità, alla sua paralisi.
Già, “l’acqua”. Ritorna ad essere segno di quella
“viva”, che guarisce da tanti mali che ci affliggono; “acqua” che disseta il
bisogno di amore che portiamo nel cuore; “acqua che zampilla” in noi e ci tiene
in vita e offerta agli altri fa rifiorire l’umanità, le nostre
relazioni….Ricordiamo l’incontro di Gesù con la donna di Samaria (Giovanni 4).
Un particolare dalla prima lettura nella strana
visione del profeta Ezechiele a proposito di un “tempio”. Dal “lato destro del
tempio” scaturisce e scende acqua sempre più abbondante, si fa torrente in
piena, “e là dove giungerà il torrente
tutto rivivrà. Lungo il torrente, su una riva e sull'altra, crescerà ogni sorta
di alberi da frutto, le cui foglie non appassiranno: i loro frutti non
cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal
santuario. I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina”
(Ezechiele 47,1-9.12). Questo “tempio”, per me, è Gesù. Questo “lato destro” è
il Suo fianco squarciato da cui uscirono “sangue ed acqua” a risanare e dare
salvezza all’umanità!
Ma ritorniamo al desiderio del paralitico di avere
guarigione dal male che lo affliggeva da ben 38 anni. La sola possibilità, che
egli conosceva, di tale guarigione era legata all’aiuto che qualcuno poteva
offrirgli nel momento opportuno, immergendolo nell’acqua. Ma c’era confusione sovraffollamento,
disordine, forse per arrivare, chi
poteva, prima degli altri. Una situazione che rasenta il caos, familiare anche
per noi in questi giorni. Doverosamente si fa conto dell’aiuto di altri; si
cerca e ci si appoggia a chi può darci una mano, sicurezza, o almeno mettere un
po’ di pace nel nostro animo e serenità nelle nostre famiglie….Tutto questo a
volte sembra non bastare, se non a mantenerci nell’ansia. E’ giusto , umano, sostenerci
a vicenda e soccorrere in vari modi, secondo le competenze di ognuno, condividendo
le responsabilità, chi è maggiormente in difficoltà e nella sofferenza. Ma
arriviamo a confessare che non ce la facciamo…
La seconda possibilità è pura Grazia. E’ tutto
inaspettato, gratuito! “Gesù vedendolo
giacere…” offre la sua misericordia al povero paralitico. E, accolto, “Vuoi guarire?”, lo risana! E’ una
possibilità “miracolosa”, che viene direttamente dalle sue parole; parole che
risultano efficaci: “Àlzati, prendi la
tua barella e cammina”. E all'istante quell'uomo guarì: prese la sua barella e
cominciò a camminare. (Gv 5,1-16)
A dire il vero, “miracolo” che il Signore promuove
è anche quello che gli uomini si accorgano delle sofferenze degli altri e si
aiutino a vicenda. Non manchi mai questo miracolo che dipende pure dalle nostre
mani. Non è minore dell’intervento
diretto di Gesù. Anzi, forse possiamo dire che oggi Gesù si fa presente e opera
“direttamente” attraverso di noi! Si “incarna” in noi perché aiutiamo i
fratelli.
«Àlzati,
prendi la tua barella e cammina» è la parola che Gesù ci dice oggi e
sempre. Così la nuova condizione di vita diventa testimonianza di uno che ci ha
guariti, e sempre ci guarisce, gratuitamente, a cui non nascondiamo, in umiltà
e povertà, il nostro desiderio. Magari non lo sapremo mai chi è; magari non
arriveremo neanche stavolta alla fede, ma è venuto a noi il Suo amore recandoci
salvezza. E a Lui questo basta!
Postilla, ma non troppo! Chissà se riusciremo a
renderci conto delle parole finali di Gesù! «Ecco: sei guarito! Non
peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». Che cosa mai mi può
accadere di peggio del coronavirus? Sì, c’è qualcosa di peggio del coronavirus,
una morte che non fa violenza al corpo, ma toglie vita all’anima; toglie la
bellezza vera del vivere, ci paralizza nel nostro egoismo, cancella la
speranza, l’amore, la possibilità di farne esperienza e condividerlo, di
“gustare” Dio e i suoi doni. Questo “qualcosa di peggio” è il peccato! Conduce alla
morte dell’anima!
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