...nella meditazione
e preghiera
10 Aprile 2020 – Venerdì Santo
Isaia 52,13 - 53,12
Ebrei 4,14-16; 5,7-9
Giovanni 18, 1– 19,42
O Padre, al giorno dell’Amore condiviso succede
quello del dolore che in nome dell’amore appreso alla Cena di Gesù, vogliamo
condividere con te. Abbiamo visto la sofferenza, lo strazio, del Figlio tuo, ma
non osiamo immaginare il tuo dolore. Eppure hai sofferto con Lui. Sì, perché
l’Amore è solidale o non è. Mentre guardiamo a Lui con compassione, “sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto”,
crocifisso, privo di ogni bellezza che ci
attiri, disprezzato e rifiutato, maledetto da parte degli uomini, non posso
non pensare al tuo cuore di Padre buono che ha dato il Figlio prediletto per la
nostra salvezza. Vedi cosa siamo stati capaci di fare, noi uomini. E
continuiamo farlo quando la violenza si abbatte sui nostri fratelli. Gesù era
ed è il primo di loro. Chissà che
sofferenza in te veder respingere, uccidere, il Figlio tanto caro, rifiutato da
coloro che non ti conoscono o non ti vogliono, perché non ti conoscono. La tua
sofferenza, o Padre, è incalcolabile, come l’Amore che l’ha mandato. Non
dovremmo avere tanta fatica nell’avvicinarci ad intuire qualcosa del tuo
dolore. In queste settimane tante persone e famiglie hanno visto portar via,
senza più nemmeno poterli salutare, i loro cari aggrediti da un male terribile.
Che strazio, che sofferenza in quelle case. O Padre, tu che l’ha provata, manda
il tuo Spirito di consolazione di conforto, di forza.
O Padre, vorremmo poter, almeno per qualche
momento, anche noi consolare un po’ te.
E non chiederti sempre e solo che sia tu a soccorrerci. E lo impariamo dal Figlio
tuo confitto su quella croce. Se Egli ora è innalzato sul legno, al quale è
stato condannato dagli uomini, è perché, caricato delle sofferenze e dolori
nostri, porta le conseguenze dei nostri peccati, Egli che peccato non ha mai
commesso. Ieri sera l’aveva detto: “come
ho fatto io, anche voi fatelo l’un l’altro”. Cosa? Fatevi carico delle
sofferenze e dolori degli altri, aiutateli a portare le conseguenze del male
che viene commesso. Non è questo quel “servire” che Gesù ci aveva raccomandato
alla Sua Cena? Se noi portiamo le croci degli altri, nostri fratelli o Padre,
certamente il tuo dolore alleggeriremo, il volto tuo rassereneremo. Vedere i
tuoi figli che si vogliono bene, si perdonano, si aiutano, penso sia un gran
conforto. E poi allora, Padre, possiamo
dirti grazie per averci mandato il tuo Figlio ad amarci fino a patire e a
vincere la morte. E solo con l’Amore ce la faremo!
O Padre, non dimentichiamo il dolore atroce di
Gesù, tuo Figlio e fratello nostro; esso si riflette in Maria, la Madre, e nel
discepolo amato accanto alla croce. Non sei chiuso alle preghiere e suppliche,
alle grida e lacrime che speravano salvezza, benedici l’obbedienza di Gesù di
amarci sino a quel punto: “tutto è
compiuto!”. Accogli il suo spirito e non dimenticare le sue parole di
perdono con cui ci ha strappato ai nostri peccati, dandoci quella libertà che
sarà presto confermata. Comprendi il suo smarrimento al momento della cattura,
il suo lamento per la solitudine che ha provato sulla croce. Tu l’hai sostenuto
con una vicinanza certa, amorevole, sofferente con Lui e per Lui. Che questa
paterna comprensione e vicinanza nel loro dolore possano avvertirla tutti i
crocifissi dell’umanità. Come Gesù, agnello mansueto, crocifisso al Calvario, “vedrà la luce”, così anche per loro e
per noi sarà. O Padre, uniti a te nell’Amore che soffre, nel dolore che spera,
noi adoriamo il tuo Figlio Gesù, il nostro salvatore. Amen!
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