...nella meditazione
e preghiera
Seconda Domenica di Pasqua o
della Divina Misericordia – 19.04.2020
Atti
2,42-47 - 1Pietro 3,9 -
Giovanni 20,19-31
Carissime/i,
l’annuncio della risurrezione del Signore, dopo i primi dubbi, comprensibili
perplessità, timori di prendere un abbaglio, ha fatto breccia del cuore di
tanta gente. “Prodigi e segni avvenivano
per opera degli apostoli” che
recavano questa straordinaria lieta notizia. “Tutti i credenti stavano insieme”. Insomma c’era aria di ripresa,
letizia e semplicità di cuore, e poi gesti di generosità e di condivisione che
univano ancor di più. Come vorremmo che questo clima invadesse anche noi, le
nostre comunità, le nostre famiglie! Sarebbe davvero un bel segnale e un aiuto
per quella ripresa serena che tutti speriamo. Confidiamo che il Signore
risorto, nel nome della Sua grande Misericordia che oggi onoriamo, cioè del Suo
infinito amore che si prende cura e ci guarisce dalle nostre miserie, ci
soccorra. Di più del “confidare”, siamo
certi nella nostra fede che la Sua bontà non manca, e ci visita, sta in mezzo a
noi! E “aggiunge” alla nostra comunità, al nostro stare insieme in famiglia,
nelle nostre relazioni un tocco, un dono tutto Suo, che davvero è germoglio di
novità di vita, anche per noi.
Siamo
intimoriti, richiusi, facili a darci colpe per come sono andate o vanno le
cose, non è che ci facciamo tanto coraggio, cerchiamo di mettere le mani avanti
per quello che potrebbe ancora accadere. Non siamo ancora liberi, fiduciosi,
determinati a far fronte con serenità alla fatica di ricominciare. Questo
sempre quando arriviamo a constatare che una pietra tombale ci è caduta addosso;
ad ammettere che forse in questo abbiamo delle responsabilità. Ma ora non è il
momento di piangere sul latte versato, le occasioni perse, la pigrizia avuta,
la cecità che ci ha resi incapaci di vedere la luce… Poiché Gesù è risorto, ora
la luce è più chiara che mai, non possiamo rimanere abbattuti e fermi; ancora
ci è data opportunità di vita bella e vera, e se abbiamo motivo di piangere,
facciamolo di commozione gioia. Commozione e
gioia per chi guarisce, per chi continua la lotta, per chi non smette di
servire e dare coraggio, per chi sa consolare le ferite più profonde che solo
il Signore può rimarginare o rendere sopportabili, lenire il dolore. E tener
viva la speranza che non tutto finisce in una tomba, sia essa materiale o quella del cuore.
Quale
il suo tocco che ci risolleva? E’ un parola che ci sorprende : “Pace a voi!”. “Chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli”, sbarrate
per paura, chiusi i cuori nello sconforto, Egli viene, sta in mezzo a noi, dona
la pace, infonde serenità, tranquillità, calma; di più porta gioia. Alla fine
di ogni tormento ci risveglia alla gioia. Non è che dobbiamo fare fatica per essere
contenti; che c’imponiamo di essere felici, dimenticando prove e fatiche
affrontate e che ci attendono ogni giorno. Certo la gioia, come la pace, la
proviamo noi, ma è da Lui che vengono. Ed è al vederlo, cioè dal credere in Lui
che sorgono in noi. Carissime/i, “pace a
voi” non è un augurio, è il dono della Sua presenza.
Ma
il suo tocco è ancora più coinvolgente. “Soffiò
e disse loro: ‘Ricevete lo Spirito Santo’ ” E’ il soffio dello Spirito che
ci ricrea, ci fa nuovi, e allora possiamo davvero gustare la pace e la gioia di
cui ci riempie; anzi, ad esse “aggiunge” quello che rinnova la comunità, la
vita familiare, le relazioni più care che sono scivolate nella morte, e quelle
più difficili con chi ci è avversario. Questa “aggiunta” che fa lievitare la
vita è il perdono. Il perdono che riceviamo da Dio, il perdono che ci diamo tra
di noi, il perdono che, unico vaccino che, con periodico richiamo, il
sacramento della Confessione, “rimette il peccato”, cioè toglie di mezzo il
male, gli pone fine. Senza di questo, il male rimane! Già morendo, Gesù aveva
spirato sull’umanità il soffio che dà vita; ora, risorto lo conferma e dice ai
suoi che anch’essi possono “perdonare” il mondo, liberarlo, salvarlo con il
perdono. Il Padre ha mandato Gesù “nella misericordia”, ora Gesù manda pure noi
“nella misericordia”!
Ci
uniamo alla lode e alla benedizione a cui Pietro invita . Dio e Padre del
Signore nostro Gesù Cristo, nella sua grande misericordia ci ha rigenerati, con
la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una vita
che la morte, sia essa fisica, morale, spirituale, non può trattenere. E è a questa Misericordia
che scaturisce dal cuore di Gesù, sua sorgente inesauribile, che noi,
confidenti, ricorriamo. Ripresa sarà, della nostra umanità.
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