giovedì 9 aprile 2020

BRICIOLE di PAROLA
...nella meditazione
e preghiera


09 Aprile 2020 – Giovedì Santo

Esodo 12,1-8.11-14  e   1Cor 11,23–26  e   Giovanni 13,1-15

Gesù, è giunta l’ora! L’ora per te di passare da questo mondo al Padre, l’ora della promessa, per noi,  di liberarci dalla schiavitù che ci opprime, ci terrorizza, il male, il peccato, il rifiuto di te. Quest’anno, poi, come aggrediti dal flagello che ancora fa tanto soffrire persone famiglie, toglie libertà, quasi temiamo di essere stati noi dimenticati, allontanati, rifiutati da te. Ma il segno che ci offri in questa sera, vigilia della tua morte, ci apre gli occhi e muove il nostro cuore.

Alla Cena di Pasqua, con i tuoi discepoli, ed io oso sentirmi invitato, li sorprendi con il dono più grande: il tuo corpo, il tuo sangue dati in cibo e bevanda per farli partecipi dell’Amore divino rivelazione del Padre tuo; Amore che sulla croce, di lì a poche ore, attirerà tutto il mondo a sé, e sarà salvezza per chi lo guarderà con cuore contrito e affidandosi ad esso. Chissà che turbinio di sentimenti nel tuo cuore, sapendo che quel passare al Padre si sarebbe compiuto con una violenza inaudita verso di te da parte degli uomini. Ma, stasera, nell’amicizia piena di confidenza, compi gesti di umiltà e familiarità, hai parole di tenerezza di consolazione, di sprone. Nulla traspare del tuo turbamento, anche di fronte all’imminente abbandono dei tuoi. E’ la sera dell’Amore condiviso come il pane spezzato , il sangue versato, e donato ai discepoli. Tutti!

Anzi, Gesù, ti “abbassi” a lavare i loro piedi, i miei piedi. Tu, “Maestro e Signore”, ti fai servo e mi fai degno, con le mie debolezze e miseria, i miei peccati perdonati, di starti a fianco, di mangiare di te, di nutrirmi e vivere di te, dell’Amore che sei. In questo giorno in cui la comunità cristiana celebra la tua Cena, riconosco nell’Eucaristia quel “pane spezzato e vino versato” che mi nutre del tuo corpo e sangue, di te.  In questi segni così umani e trasfigurati dalla potenza dello Spirito nella S. Messa, sei tu, Gesù che ti chini a servirmi, a purificarmi, a farmi degno di prendere parte con te. Quella “lavanda dei piedi” tu la compi ogni volta che io celebro e accolgo l’invito di accostarmi e cibarmi dell’Eucaristia. Tu sai quanto sei mancato in queste settimane, non tanto a me che avevo la grazia di celebrare “da solo”, ma non privatamente, davanti a tutta la comunità, alle persone che amo, a coloro ai quali mi hai mandato, a quanti sono nell’oppressione e schiavitù del male. Ho celebrato per loro! Eri tu che attraverso di me, fatto sacerdote, hai continuato a “lavare il piedi” di tutti i miei fratelli e sorelle.

Ti prego Gesù. Che tale gesto, tale lezione di Amore, affidata in primis alla tua Chiesa, i discepoli presenti, continui nella mia vita, continui nella vita degli uomini e donne di questo mondo. Il loro amore e la dedizione di queste settimane di prova e sofferenza uniscono al pane e al vino della tua mensa. Riconosci tu e accetta la loro offerta. Con umiltà possano dire anch’essi con il tuo Spirito: “Questo è il mio corpo….Questo è il mio sangue”. Nutrendosi dell’Eucaristia, con l’amore e la riconoscenza più grandi verso di te, desiderandoti sempre di più, corrispondendo al tuo desiderio, adorandoti Figlio di Dio, dicono e  mostrano la carità più bella di cui hai dato esempio: “anche voi dovete lavare i piedi gli uni gli altri”. Ed io, meritandomi il richiamo di Gesù, “quello che io faccio, Pietro, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo,” che non tardi a venire. Intanto, “cosa renderò al Signore, per tutti i benefici che mi ha fatto? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore” (Salmo 116).


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