...nella meditazione
e preghiera
09 Aprile 2020 – Giovedì Santo
Esodo 12,1-8.11-14 e 1Cor 11,23–26 e
Giovanni 13,1-15
Gesù, è giunta l’ora! L’ora per te di passare da questo mondo al
Padre, l’ora della promessa, per noi, di
liberarci dalla schiavitù che ci opprime, ci terrorizza, il male, il peccato,
il rifiuto di te. Quest’anno, poi, come aggrediti dal flagello che ancora fa
tanto soffrire persone famiglie, toglie libertà, quasi temiamo di essere stati
noi dimenticati, allontanati, rifiutati da te. Ma il segno che ci offri in
questa sera, vigilia della tua morte, ci apre gli occhi e muove il nostro
cuore.
Alla Cena di Pasqua, con i tuoi discepoli, ed io oso sentirmi
invitato, li sorprendi con il dono più grande: il tuo corpo, il tuo sangue dati
in cibo e bevanda per farli partecipi dell’Amore divino rivelazione del Padre
tuo; Amore che sulla croce, di lì a poche ore, attirerà tutto il mondo a sé, e
sarà salvezza per chi lo guarderà con cuore contrito e affidandosi ad esso.
Chissà che turbinio di sentimenti nel tuo cuore, sapendo che quel passare al
Padre si sarebbe compiuto con una violenza inaudita verso di te da parte degli
uomini. Ma, stasera, nell’amicizia piena di confidenza, compi gesti di umiltà e
familiarità, hai parole di tenerezza di consolazione, di sprone. Nulla traspare
del tuo turbamento, anche di fronte all’imminente abbandono dei tuoi. E’ la
sera dell’Amore condiviso come il pane spezzato , il sangue versato, e donato
ai discepoli. Tutti!
Anzi, Gesù, ti “abbassi” a lavare i loro piedi, i miei piedi. Tu,
“Maestro e Signore”, ti fai servo e mi fai degno, con le mie debolezze e
miseria, i miei peccati perdonati, di starti a fianco, di mangiare di te, di
nutrirmi e vivere di te, dell’Amore che sei. In questo giorno in cui la
comunità cristiana celebra la tua Cena, riconosco nell’Eucaristia quel “pane
spezzato e vino versato” che mi nutre del tuo corpo e sangue, di te. In questi segni così umani e trasfigurati
dalla potenza dello Spirito nella S. Messa, sei tu, Gesù che ti chini a
servirmi, a purificarmi, a farmi degno di prendere parte con te. Quella
“lavanda dei piedi” tu la compi ogni volta che io celebro e accolgo l’invito di
accostarmi e cibarmi dell’Eucaristia. Tu sai quanto sei mancato in queste
settimane, non tanto a me che avevo la grazia di celebrare “da solo”, ma non
privatamente, davanti a tutta la comunità, alle persone che amo, a coloro ai
quali mi hai mandato, a quanti sono nell’oppressione e schiavitù del male. Ho
celebrato per loro! Eri tu che attraverso di me, fatto sacerdote, hai
continuato a “lavare il piedi” di
tutti i miei fratelli e sorelle.
Ti prego Gesù. Che tale gesto, tale lezione di Amore, affidata in
primis alla tua Chiesa, i discepoli presenti, continui nella mia vita, continui
nella vita degli uomini e donne di questo mondo. Il loro amore e la dedizione
di queste settimane di prova e sofferenza uniscono al pane e al vino della tua
mensa. Riconosci tu e accetta la loro offerta. Con umiltà possano dire
anch’essi con il tuo Spirito: “Questo è
il mio corpo….Questo è il mio sangue”. Nutrendosi dell’Eucaristia, con
l’amore e la riconoscenza più grandi verso di te, desiderandoti sempre di più, corrispondendo
al tuo desiderio, adorandoti Figlio di Dio, dicono e mostrano la carità più bella di cui hai dato
esempio: “anche voi dovete lavare i piedi
gli uni gli altri”. Ed io, meritandomi il richiamo di Gesù, “quello che io
faccio, Pietro, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo,” che non tardi a
venire. Intanto, “cosa renderò al Signore, per tutti i benefici che mi ha
fatto? Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore” (Salmo
116).
Nessun commento:
Posta un commento