...nella meditazione
e preghiera
Briciole di Parola
e di preghiera
28 Aprile 2020
Giovanni 6,30-35
“Mai”. Con questo avverbio di tempo che chiude ad
ogni eccezione, apro il cuore mio alla Parola di stamane e al dono che mi offre. Gesù rispose loro:
«Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non
avrà sete, mai!».
Gesù risponde ai miei interrogativi, alle mie
obiezioni, alla mia richiesta, alla mia fame. E’ quest’ultima che,
inizialmente, mi determina, mi muove verso di Lui. Devo ammetterlo. C’è fame di
vita, di libertà, di amore, di giustizia , di pace…poiché sono povero, manco di
tutto questo; non è abbastanza, ne sfama o sazia, quello che ho a disposizione.
Poiché non basta la fame che “mi mangia”, e, pur
desiderandolo mi impedisce di andare al “pane”, ecco l’invito inatteso e più
importante, una speranza che mi aiuta a vincere la fatica, il dubbio, del
momento: “chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!”.
Altrove Gesù dire: “Venite a me, voi che siete… affamati”.
Andare da Gesù, camminare verso di Lui, significa
lasciarmi smuovere, trasformare dalla sua Parola nelle mie scelte, nei
sentimenti, nei gesti, nel mio linguaggio; e credere che Egli è quello che
dice: “Io sono il pane della vita, il pane di Dio, il pane che Dio vi dà”.
Andare da Gesù, andare all’Eucaristia, celebrarla e
parteciparvi, non è semplicemente un atto di culto, un “dire o prendere Messa”.
E’ riconoscere, ed esserne attratti, dalla Presenza in “quel pane e vino”,
consacrati dallo Spirito santo, di Gesù il Risorto, come è stato per i
viandanti di Emmaus. E’ “mangiare e bere” di Gesù per avere la vita!
Egli è presente nella Parola, nei poveri, nella Comunità.
Ed io lo incontro, quale mio Dio, lo prego, lo adoro “in Spirito e verità”. L’Eucaristia
è lo “Spirito” che mi dona Gesù, la sua carne e il suo sangue; non solo l’adoro
ma posso nutrirmi di Lui per portarlo nella mia esistenza. L’ Eucaristia è
“verità” dell’Amore che ha mandato il Figlio a prendere carne in Gesù, e lo dà
come “pane della vita”. Io, prete, celebrando Messa non officio un culto a Dio,
ma mi unisco al Figlio che si dona al Padre, l’ama e mi ama tanto da spezzare e
versare tutto di sé in me, perché io viva. E con me è e porto il popolo di Dio,
l’umanità tutta. Non è assolutamente una “devozione” privata, o una “formalità”
del ministero! Mia gioia è accogliere e corrispondere, pur con i miei limiti, a
tanto Amore!
“Mai”, io prego, abbia a rinunciare, pur indegno di
riceverlo, al “pane di Dio che discende dal cielo e dà la vita al mondo”.
Beatitudine esserne invitato!
Nessun commento:
Posta un commento