martedì 14 aprile 2020

BRICIOLE di PAROLA
...nella meditazione
e preghiera


14 Aprile 2020

Atti 2,36-41   e   Giovanni 20,11-18

Verso la Festa della Divina Misericordia, l’ottava di Pasqua, in questi giorni in cui la luce della Risurrezione, come il risveglio in una lenta mattina, viene a disperdere il buio che non mi molla, non mancano i segni che incoraggiano ad aprire definitivamente il cuore a tanta benevolenza. Affinché ci sia questa apertura è necessario che il cuore mio sia “trafitto”. E’ dono del Risorto, frutto della sua presenza luminosa e discreta. Questa “trafittura” è duplice .

E’ segno di grazia “lasciarsi trafiggere il cuore” prendendo coscienza dei miei peccati, della mia stoltezza  nel non prendere sul serio Gesù, la mia durezza di cuore nel rifiutarlo. Rendermi conto di aver detto e di dire “no” tante volte alle Lui, come avvenne per coloro che udirono le parole di Pietro nel giorno della Pentecoste, è una “trafittura” dall’amarezza… salutare. Questa “trafittura” avviene, o meglio “lacera”, con una parola di verità, dando il nome al mio peccato. Mi avvia alla conversione e ad abbracciare il nome di Gesù: “ cosa dobbiamo fare?”.

Altra “trafittura” del cuore, di una dolcezza che fa …morire: l’amore di Gesù per me! Una parola d’amore “incide” la ferita, “fiamma d’amor viva” (S. Giovanni della Croce), inimmaginabile, che, in realtà, mi fa rivivere. Così è stato per Maria di Magdala. Pronunciando il suo nome con una dolcezza unica, “Maria!”, Gesù le “trafigge” il cuore, la solleva dalla disperazione di avere perduto l’amato Maestro, che così le si rivela.  Anche per me, la parola che lascia il segno è il mio nome pronunciato da Lui; il mio nome sempre sulle sue labbra! Pensare che Egli non smette di dirlo con l’affetto e l’amicizia per cui ha dato se stesso per me, non cessa di ripeterselo anche tra sé e sé, non può non trafiggermi…d’amore per Lui.

Anch’io vorrò ripetermi oggi e sempre, senza interruzione, il Tuo nome, “Gesù!”. Dolce sulle mie labbra, Tu, Maestro mio, non guarirmi dalla “ferita” che mi hai inferto!



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