...nella meditazione
e preghiera
21 Aprile 2020
Atti 4,32-37
e Giovanni 3,7-15
Già il giorno di Pasqua era risuonata per noi
questa parola: “…cercate le cose di lassù…rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle
della terra”(Col 3,1).
Oggi, nell’incontro di Gesù con Nicodemo , riascoltiamo
la medesima esortazione: “credere alle cose del cielo”. Perché avvenga quella
rinascita a cui Gesù chiama, occorre “credere alla cose del cielo”. “Le cose
del cielo” si oppongono alle “cose della terra”.
“Le cose della terra” sono tutte quelle per cui l’uomo
si fa da sé, ingegno, capacità, potenzialità ; con queste ritiene spesso di
farsi da sé, di costruirsi esclusivamente con le sue mani il presente, il
futuro. E’ l’uomo che conta solo sul suo sapere, avere, possedere; insomma,
rischia la presunzione, l’orgoglio, la superbia. Rischia di non riconoscere la
necessità, e il dono, di essere amato e salvato. “Io basto a me stesso. Me la
cavo da me. Io sono dio a me stesso.”
“Le cose del cielo”, quelle che vengono “dall’alto”,
è ciò che l’uomo non può darsi se non accogliendolo da chi lo ama, la vita, la
fede, la speranza, l’amore, la giustizia, la solidarietà… Tutte cose che lo
fanno umano!
“Le cose del cielo” sono il Figlio di Dio venuto
tra noi, che ci ha amato fino a dare la vita, ha affrontato e sconfitto la
morte con la sua risurrezione, e ha “soffiato” su noi lo Spirito che ci fa “rinascere”!
E così ha pure liberato “le cose della terra” dalla dipendenza del peccato,
dell’egoismo, del male. Le ha ricreate “buone”.
Io “cerco le cose di lassù”, voglio credere alle “cose
del cielo”, a Gesù. Lo amo. Egli è il Vivente, è con me, in me, e ci sarà la
risurrezione della mia “terra”, un angolo di….paradiso terrestre!
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